1 ottobre 2013

Gravity- Le Recensioni di Awards Today

Nella foto: Sandra Bullock grande protagonista del film di Cuaròn
Di Simone Fabriziani

Pochi cineasti come il messicano Alfonso Cuaròn nell'ultimo decennio  hanno cambiato non solo l'aspetto ma anche il modo di fare cinema, di intenderlo e di fruirlo; enfant prodige del cinema messicano dei primi anni 2000 grazie all'ottimo "Y Tu Mama Tambien", sin dai suoi esordi ha lavorato direttamente "sul campo", in terra statunitense in cui ha creato film come "La Piccola Principessa", "Paradiso Perduto", "Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban", fino ad arrivare al capolavoro di fantascienza distopico "I Figli degli Uomini", impressionante lavoro registico e di montaggio coronato da piani sequenza coraggiosi e virtuosistici che hanno già fatto scuola. Con il suo ultimi, ambiziosissimo film "Gravity" Cuaròn punta in alto con una pellicola di fantascienza pura dal tratto realistico, rivoluzionario, avvolgente...Continua


Il film si apre con un magnifico piano sequenza di ben 18 minuti dove conosciamo i due protagonisti assoluti del film, l'ingegnere aerospaziale Matt Kowalski (George Clooney) e la dottoressa Ryan Stone (Sandra Bullock) alle prese con le riparazioni di routine di un satellite in orbita sulla Terra fino a quando una enorme pioggia di detriti colpisce in maniera incontrollabile il satellite provocando la mancanza deriva nello spazio profondo dei due protagonisti; sarà una lotta per la sopravvivenza e per la messa in salvo...

Non continuiamo con il rivelarvi gli sviluppi della trama per rispetto alla visione di chi ancora non lo ha già visto e goduto sul grande schermo, ma anche se il film non presenta poi tutto sommato uno sviluppo imprevedibile con conseguente colpo di scena, la linearità della trama trova però forza nella maniera in cui Cuaròn tratta e plasma a suo piacimento il tema dello spazio profondo e dei possibili pericoli ( e conseguenze) di una deriva. Il  film si presenta in tutti i suoi 90 minuti di durata nel suo splendore grazie non soltanto alla splendida fotografia di Emmanuel Lubezki e al sapiente lavoro di montaggio, ma soprattutto al virtuosistico uso della macchina da presa che fluttua letteralmente attorno ai corpi dei due protagonisti in assenza di gravità accrescendo cosi il senso di "danza nel vuoto" che, grazie ad un sapientissimo uso del 3D (il miglior forse dai tempi "Avatar"), non fa altro che immergere totalmente lo spettatore nella lunga lotta alla sopravvivenza dei due protagonisti alla deriva in uno spazio profondo cosi nero da far paura...

Se Clooney infonda al film con il suo personaggio un tocco di ironia e leggerezza, la "gravità" è tutta però sulle spalle di Sandra Bullock, vera protagonista e cuore pulsante del film: è nel suo sguardo terrorizzato, nella sua caparbietà a non voler mollare anche nel momento forse più difficile della sua vita che giace il significato forse più intrinseco del film di Cuaròn: non mollare la presa, c'è più forza nell'essere umano nelle situazione più complicate e spinose di quanto non pensiamo; la vita è una continua lotta alla sopravvivenza che vinciamo solo grazie alle nostre scelte, con o senza i piedi ben attaccati alla Terra; è della Bullock la strenua lotta alla sopravvivenza, ma è anche la nostra che ci identifichiamo con lei, facciamo fatica a respirare con lei, piangiamo con lei, anche se siamo lontani dal pianeta Terra, alla deriva in un abisso che fa tanta paura come può farla la vita.

VOTO: 4/5


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