14 ottobre 2014

Oscar 2015- Miglior Attrice Protagonista





A leggere i commenti sulle più quotate riviste di cinema d’oltreoceano pare che anche quest’anno la categoria migliore attrice protagonista sia segnata, come lo fu l’anno scorso da Cate Blanchett, da una performance fuori dall’ordinario che ha sbalordito tutti: quella di Julianne Moore in “Still Alice”.
Certo, i giochi sono ancora aperti, le carte possono rimescolarsi all’ultimo minuto e la cinquina di candidati riserva sempre sorprese, è Hollywood dopotutto, e anche se la categoria degli attori è la più rispettata l’industria cinematografica è imprevedibile: l’anno scorso la Streep fu candidata a sorpresa e rimase esclusa la Thompson data per grande favorita solamente qualche mese prima. E come si fa, direte voi, a scegliere tra due magnifici mostri di quel calibro?
Le tre super-favorite, quasi sicuramente candidate, sono tre stelle molto amate dal pubblico:
Julianne Moore per "Still Alice"
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Rosamund Pike per "L'Amore Bugiardo"
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Reese Witherspoonper per "Wild"
quest’ultima brava ma ingiustamente vincitrice alla sua prima candidatura per “Walk the line”, l’anno in cui poteva più meritatamente, a mio avviso, vincere Felicity Huffman per la sua incredibile trasformazione vocale e fisica  in “Transamerica”.
Si sa, entrano in gioco simpatia e box office, e quest’ultimo elemento prende spesso il sopravvento: come giudicare altrimenti la vittoria di Jennifer Lawrence per la modesta prova ne “Il lato positivo” giudicata evidentemente superiore a quella della Chastain in “Zero dark thirty”? Misteri.
Prima di una rapida carrellata sulle performances più stimolanti l’elenco delle altre meravigliose pretendenti:

Amy Adams per "Big Eyes" (per me la Adams è sopravvalutata, ve lo dico!)

‪‎Emily Blunt per "Into the Woods"

‪‎Jessica Chastain per "A Most Violent Year"

‪‎Marion Cotillard per "Due Giorni, Una Notte"

‪‎Anne Hathaway per   "Interstellar"

‪‎Felicity Jones per  "La Teoria del Tutto"

Hilary Swank per "The Homesman"

Scarlett Johansson per “Under the skin”

Maggie Smith per “My old lady”


Su “ The Hollywood Reporter” la prova della Moore è definita come il punto più alto della sua carriera: preparatasi adeguatamente con una full immersion che prevedeva il contatto diretto con associazioni e ammalati di Alzheimer la bella Julianne indaga sul come ci si sente nello scomparire a se stessi,  progressivamente, per via di una malattia devastante.  Al Toronto International Film Festival l’accoglienza alla star dopo la proiezione del film è stata entusiasmante; gli ammiratori  estasiati volevano toccarla e complimentarsi, lei, imbarazzatissima e sorpresa per tanto inaspettato calore, non si è sottratta all’affetto dei fans.
Nel film “L’amore bugiardo” è la Pike ad emergere su tutti in un film controverso, vagamente hitchcockiano, in cui il personaggio femminile è il più interessante e sfuggente.
Molto quotata anche la brava Marion Cotillard in “Due giorni una notte”, film in cui interpreta un personaggio fragile e incline al pianto, forse anche troppo, film che mette al centro della storia la possibilità di compiere delle scelte che possono cambiare radicalmente la vita, come l’essere valutati e apprezzati a prescindere dal proprio passato e misurare la codardia di colleghi e conoscenti nelle guerre tra poveri che i periodi di crisi inevitabilmente portano. Cotillard si conferma una grande attrice.






La prova di Felicity Jones, altra papabile, potrebbe essere esaltata dall’effetto vagonata se il film "La Teoria del Tutto" dovesse ottenere molte nominations.
Infine c’è la Witherspoon, da non sottovalutare in quanto ottima professionista: l’ho vista in “Mud” in una parte secondaria e mi ha letteralmente impressionato, è maturata e più sicura, sperduta e inafferrabile, sicuramente un cavallo di razza su cui puntare; la vedremo impegnata nel nuovo film di Jean-Marc Vallèe, il regista canadese che ha diretto Dallas Buyers Club,  film che è valso l'Oscar come Miglior Attore a Matthew McConaughey.

(à suivre…)


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