24 febbraio 2015

Oscar 2015 o L'Imprevedibile Virtù di Birdman



Di Simone Fabriziani

Anche quest Stagione dei premi è terminata.
Di solito su questo Blog come avrete già da tempo notato difficilmente ci dilunghiamo in analisi, opinioni o lunghe dissertazioni sulle Stagioni dei Premi, presenti e passate, eppure ci sentiamo di chiudere la Awards Season 2014/2015 con un pensiero del tutto personale che speriamo possa farvi riflettere per un momento...

Cerchiamo di riassumere in pochi passi ed eventi cosa è accaduto in questa Stagione dei Premi in maniere del tutto cronologica: verso i primi di Dicembre sono iniziati a piovere i primi premi della critica e della stampa americana che ci hanno confermato più o meno quello che tutti sospettavamo da tempo: Boyhood di Richard Linklater, film trionfatore al Festival di Berlino 2014 con l'Orso d'Argento alla Regia e realizzato nell'arco temporale di 12 anni, fa la parte del leone e si piglia tutto quello che c'è da vincere che conta, incluse svariate candidature ai Golden Globes e ai Critcs' Choice sbancando anche li; a metà Gennaio il film di Linklater è arrivato ad aver vinto 3 Globes (Film Drama, Regia, Attrice Non Protagonista) e 4 Critics' Choice Awards (Film, Regia, Attrice Non Prot. e Attore Emergente) e ha infine ricevuto ben 6 Nomination ai Premi Oscar. Ma qualcosa sembra andare storto dal 24 Gennaio.
Si iniziano ad assegnare i primi premi dell'industria hollywoodiana con le Guilds (i Sindacati), veri e propri barometri numerici per stabilire chi si aggiudicherà con molta probabilità l'Oscar nelle varie categorie artistiche e non, e qui c'è stato il netto ribaltamento con la vittoria inaspettata di Birdman di Alejandro Gonzalez Inarritu, audace pellicola scritta, diretta e prodotta dal cineasta messicano e che vanta un impressionante lavoro di regia e montaggio che permette all'occhio della telecamera di seguire i suoi personaggi grazie al constane (o quasi) uso di un sapiente "piano-sequenza" senza troppe interruzioni per aumentare la sensazione di partecipazione dello spettatore nei gesti e nella mente dei protagonisti. Inutile aggiungere ormai che il film si aggiudica da lì in poi i premi del Sindacato Attori, Registi, Scenografi, Costumisti, Direttori della Fotografia, Truccatori, Tencici e Montatori del Suono); la sfida sembra farsi bollente quando ai BAFTA (i premi cinematografici  maggiori per la Gran Bretagna) prevale un po a sorpresa il piccolo film di Linklater, am sembra non ci sia più nulla da fare....la Notte tra il 22 e il 23 Febbraio "Birdman" sbanca agli Academy Awards con ben 4 riconoscimenti, tra cui Miglior Film e Miglior Regia; a "Boyhood" solo le "briciole" nella categoria Attrice Non Protagonista.

Senza introdurre un discorso di semplice ed egoista discorso di preferenza e di gusto per un film anziché per un altro, volgiamo semplicemente porre l'attenzione del perché un film come Birdman abbia quasi sorprendentemente sbancato ai maggiori riconoscimenti dello show business mondiale battendo un film che nella sua peculiare realizzazione della durata di 12 anni ha già un posto assicurato nelle pagine degli annali delle Storia del Cinema, e la risposta è più semplice di quanto non sembri: il film di Inarritu è senza giri di inutili parole il più completo.
Ma cosa si intende per film più "completo"? Significa forse film "migliore"?
La risposta è NO, ma forse bisognerebbe anche soffermarsi su cosa l'Academy vuole premiare con la categoria BEST PICTURE che nella nostra lingua potremmo tradurre con "Miglior Prodotto Lungometraggio" o anche "Miglior Produzione dell'Anno", e vorremmo sottolineare per l'appunto che la statuetta al Miglior Film è assegnata al Produttore non al Regista.
Un vero e proprio manifesto dunque di intenti quello dell'Academy, che non premia quasi mai il miglior film della cinquina o nel suo campo o quello che più risuonerà negli anni a venire, ma preferisce apporre il proprio voto sul titolo più completo dell'anno che hanno disponibile tra i candidati.
"Birdman" risponde senza dubbio a più campi: regia audace ed appariscente, gran dispiego di un cast in stato di grazia, lavoro di fotografia, montaggio, musica, sonoro e scenografia notevole se non addirittura memorabile; insomma, è il film che mette d'accordo tutte le varie categorie lavorative dell'industria hollywoodiana, è il "consensus movie", il film che mette d'accordo tutti e in cui tutta Hollywood sembra rispecchiarsi (gioca anche il fatto che la trama della pellicola è un corrosivo e grottesco virtuosismo narrativo per lanciare uno spietato attacco allo star system hollywoodiano nel miserabile show business odierno); insomma quest'anno "Birdman" ha giocato la carta della produzione cinematografica che più ha rappresentato l'industria hollywoodiana in tutte le sue categorie lavorative.

Questa Stagione dei Premi appena passata ci ha tanto ricordato il 2010/2011 quando The Social Network fece la parte del leone per quanto riguardava i riconoscimenti della stampa, mentre l'industria scelse senza pensarci troppo sopra il più convenzionale Il Discorso del Re aiutato però da una gran cast tutto britannico, un'ottima messa in scena di ambientazione passata e una inedita storia di rilevanza storia ed allo stesso tempo inno alla straordinaria capacità dell'uomo di oltrepassare ed affrontare i propri ostacoli e le proprie paure; semplicemente troppo irresistibile per non rappresentare il "consenso" di tutta una comunità cinematografica a cui piace evidentemente essere stupita, commossa e anche un po coccolata proprie salde convinzioni su cosa sia migliore, cosa sia "premiabile".
La Storia del Cinema è un'altra faccia di una storia solamente collaterale e che poco ha a che vedere con quel grande e complicato meccanismo dalle mille sfumature di grigio che è il Premio Oscar.



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