1 aprile 2015

INTO THE WOODS- La Recensione


Di Simone Fabriziani


Vorrei...

Con questo auspicio al desiderio, all'insita volontà dell'essere umano di desiderare e anelare ad una vita migliore incomincia il nuovo musical targato Disney, quasi un manifesto programmatico della recente tendenza della major americana di riproporre le classiche fiabe che nei decenni passati le hanno dato lustro ed identità con un punto di vista differente e moderno.

Tratto dall'omonimo musical di Broadway scritto e musicato dal Premio Oscar Stephen Sondheim, il film prende spunto dagli elementi narrativi delle più celebri fiabe dei Grimm e di Perrault mescolando con ironia e divertimento le vicende personali di alcuni iconici personaggi fiabeschi: il Fornaio e la Moglie (la divertente coppia sullo schermo James Corden e Emily Blunt) che minacciati dalla maledizione di una malvagia Strega (Meryl Streep) desiderano ardentemente un figlio che forse non arriverà mai; il giovane Jack (Daniel Huttlestone) parte per un viaggio verso il primo villaggio per vendere il latte della sua amata mucca ed incontrerà nella sua strada molti personaggi, tra cui due temibili giganti in cima ad un proverbiale fagiolo magico cresciuto magicamente in giardino; dall'altra parte del regno invece la giovane Cenerentola (Anna Kendrick) desidera ardentemente andare al ballo reale e svestire per una sera soltanto i panni della sguattera della sua Matrigna e delle sorellastre, mentre nel frattempo una piccola ragazza dal mantello e dal cappuccio rosso (la giovane e talentuosa Lilla Crawford) si addentra nel bosco per raggiungere la nonna ma incontrerà nella sua strada un famelico Lupo (il trasformista e sempre più macchiettistico Johnny Depp). Inutile dire che tutti i personaggi intrecceranno i loro cammini nella loro strada per il bosco, dove ognuno di loro sarà infine utile alla Strega per spezzare una antica maledizione abbattutasi sulla sua persona.

La carne al fuoco è tanta in questo musical, soprattutto per un prodotto targato Disney che sempre in bilico si trova tra elementi narrativi tipicamente fiabeschi e sottotesti prettamente adulti qui costellati un po per tutta la durata della pellicola; insomma una bella sfida artistica che la Disney ha affidato all'esperto in adattamenti musicali Rob Marshall ("Chicago", "Nine") riuscendo nell'impresa soltanto parzialmente. Se il gioco degli attori è il materiale propulsore per la maggior parte del divertimento e della gioia del film (su tutti una divertita Streep che ruba la scena ad ogni singolo personaggio, la rivelazione musicale Blunt e un'inedito Chris Pine nel ruolo del Principe Azzurro di turno tutto istinto e poco cervello), tutto sommato il film non regge il gioco e si perde nella nebbia del bosco di un adattamento cinematografico che nelle mai di una differente major avrebbe funzionato a meraviglia: una fiacca sceneggiatura (scritta da James Lapine) e una regia semplicemente funzionale ad un adattamento in partenza poco brillante pesano grandemente sugli elementi senza dubbio più scintillanti della pellicola, in primis il lavoro visuale di scenografie e costumi ed un cast affiatato che sembra divertisti alla grande ribaltando i classici personaggi delle fiabe a suon di note musicali.
Se una Streep non salva un progetto cinematografico dall'incertezza, di certo non lo fa Marshall che dopo l'exploit di "Chicago" di 13 anni fa non è più riuscito a bissare il musical perfetto, perdendosi qui in un adattamento che non ha particolare mordente musicale e che non sviluppa a sufficienza i tanto sottotemi adulti che il musical originario non aveva paura di rendere manifesti (su tutti il rapporto ambiguo tra Cappuccetto Rosso e il Lupo); in un'opera musicale che fa del desiderio e del significato della paternità tra le altre cose il perno principale, la Disney si riconferma ahinoi come major privilegiata per i molteplici adattamenti fiabeschi che non possono, e non vogliono, rischiare di perdere il nutrito numero di piccoli e grandi spettatori da sempre linfa vitale e maggiori destinatari di quel blando sistema di valori ed insegnamenti della casa di produzione che predominano a discapito di elementi originari ben più stimolanti.
E dunque il Flop è servito per l'ennesima occasione perduta per un ironico, dark e succoso adattamento musicale che tanto poteva essere ma che tutto sommato, complice l'edulcorazione della stessa Disney, proprio non riesce a volare al di sopra del fitto bosco in cui si incontrano i tanti variopinti personaggi del film.


VOTO: 2/5




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