18 dicembre 2015

I migliori film del 2015

Di Gabriele La Spina, Simone Fabriziani

C'è chi dice spesso che il Cinema è morto, ma sappiamo bene che non è così, anno dopo anno nuove pellicole danno linfa vitale alla settima arte, regalandoci nuove storie, divertendoci, commuovendoci tanto quanto i grandi classici del passato, recente o ancor più remoto avevano già fatto.
Grandi contemporanei da Hollywood ma anche dalla nostra vecchia Europa hanno sfornato splendide pellicole e siamo sicuri che molti di loro saranno dei nuovi cult che i nostri figli ricorderanno come pezzi importanti della loro infanzia o della loro adolescenza, quella stessa formazione cinematografica che pellicole di Martin Scorsese e Francis Ford Coppola hanno contribuito a rafforzare nella nostra crescita, oggi Alejandro González Iñárritu e Todd Haynes (per fare due esempi) continuano ad alimentarla. Oggi vi illustriamo quelli che sono stati i film che hanno segnato il nostro anno, il 2015, nelle sale cinematografiche e non solo, tra le uscite italiane e le anteprime a cui abbiamo avuto la fortuna di assistere, considerando che il meglio della produzione americana arriverà in Italia non prima dell'anno nuovo. Molti di questi hanno la parola "Oscar" scritta in fronte, altri rimarranno forse semplici piccoli ma grandi film di nicchia, futuri cult.

Gabriele:

Mad Max: Fury Road di George Miller
Impossibile non includere il delirante nuovo inizio di George Miller della storica saga che vide protagonista Mel Gibson, oggi sostituito da un egregio Tom Hardy. Grande sorpresa di questa stagione cinematografica e di premi (il film sta facendo incetta di premi nonostante le basse aspettative di tutti). Un'eccezionale fotografia, che ti folgora con i colori caldi e soffocanti del futuro desertico a cui è destinata la Terra (inizialmente il regista avrebbe voluto optare per il b/n), per una pellicola delirante, più coreografata di un musical di Bob Fosse, condita dalle efficaci performance di Hardy, Charlize Theron e Hugh Keays-Byrne (superstite dalla vecchia saga). Il risultato è esplosivo.

It Follows di David Robert Mitchell
Una pellicola di stampo indipendente, prodotta lo scorso anno ma approdata nelle sale USA solo quest'anno e il prossimo in quelle italiane. Si tratta di uno degli horror più interessanti e raffinati dell'ultimo decennio, incorniciato da una splendida colonna sonora vintage realizzata da Rich Vreeland, basato sulla semplice e angosciante paura di essere seguiti. Il tutto scaturito da una maledizione, un virus sessualmente trasmissibile, che demolisce la vita della nostra protagonista giorno dopo giorno.

The Lobster di Yorgos Lanthimos
Grande rivelazione dell'ultimo festival di Cannes, il film di Lanthimos dal sarcasmo pungente e dalla veridicità senza eguali, scansiona le dinamiche dei rapporti umani e le ricolloca in un futuro non troppo lontano, come nessun altro regista aveva fatto finora. Colin Farrell, Rachel Weisz e Lea Seydoux prestano i loro volti e i loro corpi alla genialità di Lanthimos che li trasporta in un mondo dove bisogna avere un compagno se non si vuole essere trasformati in un animale. Una morale orwelliana in un film diretto con maestria e scritto con grande sagacia.

Ex Machina di Alex Garland
Se c'è un genere che ha avuto poca fortuna in questi anni è proprio il Sci-Fi. Dopo decenni, dagli anni '80 ai '90, di pellicole straordinarie, pochi sono stati i registi che sono riusciti nell'intento di aggiungere qualcosa di nuovo al genere. Con un'impersonificazione molto più seducente del HAL 9000 di 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, che trova le sue vesti in Alicia Vikander, Garland riporta il genere fantascientifico in sala con originalità ed efficacia. Già di culto la scena del blackout generato da Ava per pianificare la sua fuga con Caleb. Freddo, claustrofobico, intelligente, minimalista. Ipotesi sincera sul progresso tecnologico.

Simone:

Inside Out di Pete Docter
Se qualcuno dava per spacciata la Disney Pixar con gli ultimi passi falsi che, tra sequele spino-off di generale mediocrità, hanno caratterizzato quello che sembrava un periodo di crisi creativa, arriva finalmente il colpaccio con il loro film d'animazione più ambizioso. E se le emozioni avessero delle emozioni? Con questa immaginifica e rutilante idea narrativa il Premio Oscar Pete Docter (già autore di due altri gioielli come Monsters&Co. e Up) confeziona un racconto di formazione commovente sul passaggio dall'infanzia all'adolescenza con le lacrime più calde e le risate più sincere che abbiamo provato e versato davanti ad un grande schermo quest'anno. Una pietra miliare da qui a venire.

Carol di Todd Haynes
Un grande magazzino newyorkese nella metà degli Anni 50 in una fredda e nevosa Grande Mela nel periodo natalizio e due anime che si incontrano e si sfiorano quasi per caso; è l'elegante incipit di una delle più sensuali e romantiche storie d'amore mai portate sul grande schermo contemporaneo e ineccepibilmente adattata dal romanzo omonimo di Patricia Highsmith. Nelle mani di un cineasta preciso come Todd Haynes e grazie ai volti di due protagoniste in stato di grazie come Cate Blanchett e Rooney Mara, il capolavoro è sfiorato.

Steve Jobs di Danny Boyle
Più che un biopic sulla figura del guru dell'informatica che ha cambiato per sempre il nostro modo di approcciarci alla tecnologia, è una straordinaria partitura teatrale suddivisa in tre atti dagli stessi protagonisti, soltanto imbarcati in differenti situazioni nello spazio e nel tempo che passa e che dilania i rapporti tra di essi. Più che un racconto pedissequo sui fallimenti e sui successi pubblici e privati di Jobs, un pamphlet ideale su come organizzare una sceneggiatura perfetta (scritta dal Premio Oscar Aaron Sorkin) senza sacrificar un cast in grande spolvero capitanato da un gigantesco Michael Fassbender.

Sicario di Denis Villeneuve
Era dai tempi del pregevole Traffic di Steven Soderbergh che la guerra silenziosa (almeno per il resto del mondo) tra i cartelli della droga sul sottile confine geografico tra Messico e Stati Uniti non si faceva grande cinema; il regista canadese di piccoli gioielli della tensione come Prisoners e Enemy confeziona un tesissimo thriller sulla realtà della lotta alla droga nel profondo Sud degli USA vissuta attraverso gli occhi di due protagonisti in stato di grazie: Emily Blunt nella performance della sua carriera, e un misterioso e ruvido Benicio Del Toro; ad illuminare i loro volti sofferti giochi di luce del mastro contemporaneo della fotografia cinematografica americana Roger Deakins, ad oggi ancora senza un Oscar.
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