4 dicembre 2015

Le 8 migliori performance di Julianne Moore

Di Gabriele La Spina

Riconosciuta con doverose nomination dagli Academy Awards nel corso degli anni, premiata con un "contentino" di statuetta per una delle sue performance meno memorabili, Julianne Moore è quell'attrice immancabile nelle nostre liste degli attori preferiti di Hollywood.

Chioma rossa, che è stato sempre il suo marchio di fabbrica, americana di origini scozzesi ha lastricato la sua carriera di grandi collaborazioni, nomi altisonanti come Stephen Daldry, Paul Thomas Anderson, i fratelli Coen e in tempi recenti David Cronenberg, tutti a costruire un carriera d'essai dove la Moore si è ritagliata intensi ruoli di supporto in molti casi, ruoli da protagonista in altri. Non mancano però i blockbuster, e gli strafalcioni nel corso della sua lunga carriera, come per ogni altro attore. Sempre intensa, capace di toccare numerosi registri emozionali, la Moore ha realizzato un suo stile inimitabile, ecco quali sono le migliori performance rimaste impresse dalla carriera di Julianne.

Julianne Moore in una scena di "The Hours".

Safe (1995)
Carol, giovane signora benestante, vive tranquilla nella sua bella casa nella San Fernando Valley. Le sue preoccupazioni sono lo shopping con le amiche, il parrucchiere, le lezioni di aerobica. Finché comincia ad avvertire i sintomi di una strana malattia che si aggrava progressivamente. Si scopre che è allergica ad un numero spaventoso di sostanze: tessuti, detersivi, plastica, cuoio, profumi. In pratica a tutti i prodotti della società civilizzata. Si tratta del ruolo più sconosciuto dalla carriera di Julianne Moore, paradossalmente forse una delle sue migliori performance in assoluto. Diretta da Todd Haynes, che avrebbe poi tirato nuovamente il meglio di lei nel 2002, ancora una quasi sconosciuta Julianne interpretava il ruolo di una donna sofferente di malattia chimica multipla, che la condurrà al completo isolamento dall'esterno. La Moore ci regala un'incredibile performance.

Boogie Nights (1997)
Jack Horner gestisce una scuderia di attori porno ed è convinto che anche un film hard debba avere una storia credibile. Ma i soldi guadagnati finiscono presto così come finiscono presto le piste di cocaina e i bicchieri di margheridas che i suoi attori consumano ai bordi della sua piscina. Gli anni '80 porteranno la presidenza di Reagan, il tramonto della cultura alternativa e un maggior attenzione al denaro da guadagnare subito. Parliamo ancora una volta di un ruolo di supporto, posizione quasi sempre assegnata alla Moore nei cast delle pellicole a cui la Moore ha preso parte. Mai come in questo caso però è calzante la citazione di Stanislavskij "Non esistono piccole parti ma piccoli attori". In Boogie Nights, Julianne dimostra ancora una volta di essere grande realizzando un personaggio iconico, uno dei suoi più sensuali, ma allo stesso tempo intenso su registri drammatici. 

Il grande Lebowski (1998)
Due sicari irrompono nell'appartamento di Jeff Lebowski credendo di avere a che fare con l'omonimo e famoso miliardario, peccato che Dude, così lo chiamano gli amici, sia disoccupato, senza pensieri e totalmente immerso nel mito degli anni Settanta. Il primo errore che Dude commette è di andare a far visita al suo riccco omonimo nella speranza di ottenere la sostituzione del tappeto che i killer gli hanno macchiato. Nessuno come i fratelli Coen è capace di confezionare pellicole tanto deliranti, con personaggi estremamente sopra le righe. Il grande Lebowski è forse il loro film di maggiore successo da parte del pubblico, qui hanno offerto a Julianne uno dei suoi ruoli più iconici, di pura ironia, che non possiamo fare a meno di inserire in questa lista di grandi performance della sua carriera. Ancora una volta prova che è possibile ritagliarsi un piccolo ruolo in una pellicola e lasciare comunque il segno negli spettatori. La sua Maude Lebowski è ad oggi ancora difficile da dimenticare.

Magnolia (1999)
Una giornata qualsiasi nella vita di nove persone. Linda Partridge che ha sposato Earl solo per interesse si accorge di amarlo proprio adesso che sta morendo. Nel frattempo il suo infermiere, Phil Parma, per esaudire il suo ultimo desiderio si mette sulle tracce del figlio di Earl, Frank, guru del sesso. Il poliziotto Jim Kurring durante un normale servizio di pattugliamento conosce e si innamora della figlia tossicodipendente di un presentatore che ha appena scoperto di avere un tumore. Donnie Smith, ex bambino prodigio della televisione, scopre di avere un sacco d'amore da dare ma non sa a chi darlo. Rick morbosamente attaccato alla genialità del figlio, che non vuole essere considerato un bambino prodigio, è incapace di un solo gesto d'amore. Uno dei suoi ruoli di supporto più sottovalutati della sua carriera, in un splendida pellicola anch'essa piuttosto sottovalutata. Memorabile la scena del "freak-out" di Julianne in una farmacia al limite dell'isteria, un registro recitativo poi riciclato dalla stessa Moore nei ruoli successivi nel corso degli anni, ma che qui era già da manuale. 

Julianne Moore in "Boogie Nights"


The Hours (2002)
1949: Laura Brown, casalinga incinta, vuole preparare una festa per il marito, ma non riesce a staccare gli occhi dal romanzo che sta leggendo, Mrs. Dalloway. Ai giorni nostri: Clarissa Vaughn intende dare un party per celebrare l'amico Richard, un famoso scrittore che sta morendo di Aids. Queste due storie sono profondamente legate a quella di un'altra donna, Virginia Woolf, intenta a scrivere Mrs. Dalloway. Nella magnifica pellicola di Stephen Daldry, che avrebbe probabilmente meritato la statuetta al miglior film agli Oscar di quell'anno, Julianne affiancata da due altre fuori classe come Meryl Streep e Nicole Kidman, si immedesima perfettamente nel ruolo della casalinga frustrata, influenzata dal romanzo capolavoro di Virginia Woolf, La signora Dalloway, e allo stesso tempo aspirante suicida interrogatasi sulla futilità della sua vita. 

Lontano dal Paradiso (2002)
Apparentemente Cathy e Frank Whitaker hanno tutto: un solido matrimonio, due splendidi bambini, una bella casa. Ma quando lei scopre il marito in intimità con un altro uomo, tutto precipita. Cathy trova un po' di conforto nell'amicizia con Raymond, colto e sensibile giardiniere di colore, attirandosi il disprezzo di amici e conoscenti. Si apre così un nuovo capitolo - più doloroso, ma anche più sincero - nelle rispettive esistenze. Questa è senza alcun dubbio la più grande performance della Moore. Incorniciata da Todd Haynes in un'atmosfera terribilmente retrò, Julianne si cimenta nel ruolo di una donna tormentata dal pregiudizio di una società retrograda americana negli anni '50, ma allo stesso tempo dal suo pregiudizio. Intensa come non mai, forse arrivata nell'anno sbagliato per poter impugnare la statuetta, resta comunque uno dei suoi ruoli più memorabili.

Una scena tratta da "Safe".

Game Change (2012)
Nel 2008, durante la campagna per le elezioni presidenziali negli Stati Uniti,il partito repubblicano sceglie come candidato alla sfida con Obama il senatore John McCain (Ed Harris). Ad aiutarlo nella frenetica corsa alla Casa Bianca intervengono l'esperto di strategie Steve Schmidt (Woody Harrelson) e Sarah Palin (Julianne Moore), governatrice dell'Alaska e candidata vicepresidente. Durante i giorni che separano al voto del mese di novembre, i tre non lasceranno nulla di intentato, nonostante la loro vita privata sia fortemente danneggiata dagli impegni pubblici a cui sono chiamati. Tutti gli attori hanno almeno un ruolo della propria carriera dove hanno attinto alle loro doti di trasformismo, questo è il ruolo di Julianne nei panni di Sarah Palin. In questo tv-movie dalla discutibile qualità, Julianne brilla di luce propria e porta in scena, con una somiglianza impressionante, difetti e contraddizioni di un personaggio della politica americana estremamente discusso, e fa incetta di premi.

Maps to the Stars (2014)
La famiglia Weiss ha fatto dell'ossessione per la celebrità il proprio marchio distintivo. Il tredicenne figlio Benjie (Evan Bird) è una star della tv ed è finito recentemente in riabilitazione per droga, mentre l'estraniata figlia Agatha (Mia Wasikowska) è appena uscita da un ospedale psichiatrico quando stringe amicizia con l'autista di limousine Jerome (Robert Pattinson), anch'egli aspirante attore. Il padre Sanford (John Cusack) è un famoso guru e tra i suoi clienti ha Havana Segrand (Julianne Moore), un'attrice il cui sogno di interpretare il ruolo della madre morta, anche lei famosa attrice, in un nuovo film si sbriciola lentamente mentre fantasmi, morte e vizi prendono il sopravvento. Quella del film di Cronenberg è la performance più interessante della carriera della Moore negli ultimi anni. Un ruolo politicamente scorretto, grottesco, cinico e a tratti surreale, dove Julianne sfodera tutto ciò che ha imparato nel corso degli anni e realizza il ritratto di un'attrice di serie B, spietata quanto tormentata dai fantasmi del suo passato. La pellicola non è tra le sue più brillanti, ma la performance di Julianne vale la pena della sua visione.
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