11 febbraio 2016

Retrospettiva: Le più grandi performance di Nicole Kidman

Di Gabriele La Spina

Spesso discussa per le sue scelte, la sua carriera somiglia molto alle montagne russe, analogia utilizzata da lei stessa. Ma nonostante i detrattori Nicole Kidman resta oggi una diva inossidabile. Numerosi i nomi di registi leggendari del Cinema che hanno costruito le basi della sua carriera, esplosa a partire dagli anni 2000, con la vittoria dell'Oscar seguita poi da alti e bassi. Definita con il passare degli anni "risk taker" Nicole Kidman ha vestito i panni di personaggi iconici, spesso scomodi, in progetti su cui nessuno avrebbe mai scommesso, per cui nessuna attrice a parte lei si sarebbe mai prestata.

Diventa una scrittrice aspirante suicida per Stephen Daldry, martire per Lars Von Trier e ninfomane per Lee Daniels, interpretazioni alcune derivate da ricerche scrupolose e mimetismo quasi ossessivo, altre dimostrazione di un talento creativo unico nel creare il personaggio, inventarlo come lei stessa spiega: "Non cerco mai di imitare la vita, ma sempre di reinterpretare". Nata per essere una leading actress, si presta anche per ruoli di supporto dove canalizza l'attenzione su di lei inevitabilmente, e anche quando una sua pellicola viene stroncata dalla critica la sua performance risulta comunque la cosa migliore a sorreggere il tutto. Con un Oscar, tre Golden Globe, un BAFTA e un'altra sessantina di premi vinti, oggi è una delle attrici più prolifiche di Hollywood, sopravvissuta alla prova del tempo, che vogliamo omaggiare con questa retrospettiva delle migliori performance della sua carriera finora.

To Die For (1995)
Il primo vero grande ruolo della sua carriera le viene regalato da Gus Van Sant, ancora misconosciuta conquista il suo primo Golden Globe interpretando l'arrampicatrice sociale Suzanne Stone. Una pellicola dallo dark humor che tira fuori il meglio dalla Kidman che rende la sua performance macabra e sensuale, divertente ma (come sempre sarà) intensa.

The Portrait of a Lady (1996)
Diretta da Jane Campion, con cui instaurerà un rapporto d'amicizia che darà presto vita a una nuova collaborazione, in una pellicola di stampo femminista che grazie alle straordinarie doti della Campion, racconta il famoso romanzo di Henry James in modo inusuale. Nicole interpreta Isabel Archer con un'intensità senza pari e regge un copione di notevole difficoltà.

Eyes Wide Shut (1999)
Al fianco del marito Tom Cruise, la cui aura è completamente oscurata dal irruente talento di Nicole, è il maestro Stanley Kubrick a dirigerla in un periodo che segnerà per sempre la sua vita. Indimenticabile il monologo di Alice al marito, dove gli rivela di aver pensato di tradirlo. Sensuale ed enigmatica, si tratta del suo primo personaggio frutto di una grande ricerca psicologica, come sarà in seguito per i grandi ruoli per cui sarà ampiamente riconosciuta dalla critica.

Moulin Rouge! (2001)
Quello di Satine nel delirante capolavoro di Baz Luhrmann, è il ruolo simbolo della carriera di Nicole Kidman. In un vero e proprio one man show, sorprende con la sua voce e la sua danza, e ipnotizza con la sua performance nonostante una sceneggiatura che giustifica semplicemente la narrazione. Una delle più grandi sviste nella storia degli Academy la mancata vittoria dell'Oscar.

The Others (2001)
Il suo primo grande successo al botteghino, una fiaba hitchcockiana di Alejandro Aménabar, per cui veste quasi i panni di un "fantasma" di Grace Kelly. Guarda caso il suo personaggio si chiama Grace, una donna austera dal forte fanatismo religioso. Con uno script degno di una piéce teatrale Nicole fa faville e alterna scene di grande tensione emotiva dettata dai dialoghi, a momenti di comunicazione con il solo sguardo.

The Hours (2002)
Quello di Virginia Woolf è il personaggio più importante della sua carriera, frutto di una meticolosa ricerca, che le è valso l'Oscar. Sorretta da una magnifica regia di Stephen Daldry, la Kidman non si trasforma soltanto fisicamente con l'ausilio di un naso posticcio, ma anche psicologicamente. Una delle immedesimazioni più impressionanti viste sul grande schermo negli ultimi anni.

Dogville (2003)
La pellicola di Lars Von Trier rappresenta un punto cardine della carriera di Nicole. Come lei stessa ha spesso detto l'attore ha l'obbligo di abbandonarsi al volere del regista dando tutto sé stesso, senza obiettare, in preda a una quasi schiavitù artistica. Dogville è l'esempio lampante, in un'idea assolutamente geniale di Von Trier, che catapulta il suo cast in un teatro privo di scenografia, disseminando la sceneggiatura di metafore e critiche sociali. La seconda Grace della filmografia di Nicole, viene martirizzata da una cittadina simbolo della società americana contemporanea.

Birth (2004)
Pellicola tristemente sottovalutata e fraintesa alla sua uscita, ma col tempo apprezzata dai cinefili. Per molti contenente la più grande performance della carriera di Nicole. Il suo apice interpretativo viene raggiunto nella scena cult del teatro, dove sostiene un primissimo piano in sequenza per quasi tre minuti, raccontando con minuscole espressioni del viso le diverse sfumature del personaggio di Anne in un sunto della magnifica pellicola di Jonathan Glazer. Riflessione sulla vita e la morte, le convenzioni sociali e morali.

Fur: An Imaginary Portrait of Diane Arbus (2006)
Interpretando la fotografa dei freak Diane Arbus, Nicole dimostra l'intenzione di continuare a costruire il resto della sua carriera vestendo i panni di personaggi scomodi e anticonvenzionali. Assistiamo alla nascita di un'artista ambigua e fragile, la Arbus immaginata da Nicole e Steven Shainberg, che dirige questo piccolo gioiellino sottovalutato.

Margot at the Wedding (2007)
Con Noah Baumbach inizia la sua incursione nel Cinema Indie. Qui è Margot, una sgradevole scrittrice dal passato colmo di traumi, con un rapporto del tutto conflittuale con la sorella alla vigilia del suo matrimonio. Cattiva e spietata, si tratta di una trasformazione inusuale.

Rabbit Hole (2010)
Tramite la sceneggiatura di David Lindsay-Abaire, Nicole vive il lutto di una madre, in una pellicola che respira l'aria della piéce teatrale dalla quale è tratta. Conquista la sua terza nomination all'Oscar, con uno dei suoi ruoli più intensi e sfaccettati. Un personaggio sarcastico, cinico ma toccante. Svestiti i panni da diva, rende la sua performance reale.

The Paperboy (2012)
Tra i suoi ruoli più scomodi di sempre, una scommessa già sulla carta. Nicole inventa fin dal suo look il personaggio di questa "barbie sessualmente disinibita" come viene definita dalla voce narrante della pellicola di Lee Daniels. Ma oltre la parrucca bionda e la finta abbronzatura, quella della Kidman è una performance vibrante, resa con la gestualità e con il corpo.

Stoker (2013)
Sotto la scrupolosa direzione di Park Chan-wook, Nicole si ritaglia un personaggio unico. Nei panni di una madre degenere, gioca sulla sua fama di regina di ghiaccio, e "raggela" il sangue dello spettatore con un monologo, alla fine della pellicola, punto più alto della sceneggiatura, tra i migliori della sua carriera.

Strangerland (2015)
In una delle performance più stupefacenti della sua carriera, Nicole è Catherine, una madre travolta dagli eventi in seguito al trasferimento in una sperduta cittadina nel deserto australiano, e alla sparizione dei suoi figli. Un'interpretazione in crescendo, verso la caduta in un vortice di pazzia, il cui apice viene raggiunto nel "freak-out" dove nel deserto alla ricerca dei figli la Kidman si denuda, ormai in preda alla disperazione e alla repressione della sua sessualità.
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