11 aprile 2016

Tomboy: L'ingenuità dei bambini

Di Daniele Ambrosini

Tomboy racconta la storia di Laure, una bambina di dieci anni che sul finire dell’estate si trasferisce insieme alla sua famiglia. Dopo aver passato qualche giorno nella nuova casa giocando con la sorellina di sei anni, Jeanne, nota un gruppo di bambini della sua età che si riuniscono nel giardinetto sotto la sua palazzina, a questo segue l’incontro con Lisa, che ha più o meno la sua età, a cui però Laure decide di presentarsi come Mickael. Con Lisa c’è subito intesa tanto che la invita ad unirsi al suo gruppo e quando si troveranno a giocare con gli altri le permetterà di vincere per ingraziarseli.

È la stessa Lisa a pensare che sia un maschio e lei non pensa di smentirla: sullo sfondo di un nuovo quartiere e di nuove conoscenze l’ingenuità di questa bambina la porta a sentirsi libera di essere ciò che vuole senza pensare alle conseguenze; Laure ha i capelli corti ed un aspetto mascolino perciò inizialmente non ha alcuna difficoltà nell'inserirsi nel gruppo come un maschio ma è ovvio fin da subito che questo non potrà durare. L’aspetto davvero interessante di questo film è il fatto che la protagonista sia una bambina, infatti di film a tematiche LGBT con protagonisti adulti o adolescenti ce ne sono molti perché spesso affrontare il tema dell’identità sessuale ha come passaggio obbligato quello della sessualità vera e propria, qui non c’è niente di esplicito, ovviamente, e tutto scorre tra l’ingenuità e la spensieratezza tipica dei bambini.
Laure è una bambina ancora in cerca della sua identità, questo è il tema fondamentale, ed in tutto il film attraverso le piccole cose, che sembrerebbero banali per qualunque suo coetaneo, passa il suo tormento interiore: le partite a calcio a torso nudo, l’amica che gioca con i trucchi, mettere un costume da bagno. Ci si concentra spesso sul suo corpo, sugli sguardi e sui gesti della protagonista perché le piccole cose sono importanti, anzi in film come questo sono quasi tutto. Ma il trasportare questo racconto nel mondo dei bambini vuol dire anche proiettarlo nel mondo degli adulti perché quando poi si viene a scoprire la vera identità di Mickael i bambini, che possono essere crudeli, e questo film ce lo dimostra, non capiscono subito ed anzi la umiliano spogliandola davanti a tutto il gruppo. La reazione degli adulti veri non è meno forte, la madre la costringe a vestirsi da femmina e ad andare a scusarsi, la reazione della madre è istintiva e può sembrare cattiva ma è il primo vero passo che porterà Laure verso l’accettazione della propria identità sessuale. È proprio questo ribaltamento finale che riporta questo “gioco” alla realtà a dare potenza emotiva al film di Céline Sciamma. 


Il rapporto con la sorellina Jeanne è importantissimo per Laure, lei la capisce ed è la prima ad accettarla così com’è tanto da definire Mickael un suo nuovo amico e Laure è molto protettiva nei suoi confronti, ed è proprio perché ha picchiato un bambino che l’aveva spinta che la famiglia viene a scoprire che la figlia si era presentata come un maschio.  È altrettanto rilevante il rapporto con Lisa, che si era evoluto da una semplice complicità iniziale e che perciò l’ha ferita particolarmente una volta scoperta la realtà, ma se c’è un barlume di speranza nel film è rappresentato proprio dal riavvicinamento tra loro due nel finale, dall'accettazione. Laure è un personaggio sfaccettato ed interessante, diverso da quanto proposto finora dai film a tematiche LGBT e soprattutto è un personaggio che non è possibile giudicare, nessuno può realmente giudicare questa bambina che ha solo voluto giocare ad essere se stessa e che così entra nella sua adolescenza, iniziando a conoscersi e ad accettarsi. Tomboy è un film dal gusto truly independent, girato da una piccola troupe con una reflex ma che ha un cuore grandissimo.
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