16 giu 2016

Le migliori performance di Sean Penn


Di Alfredo Di Domenico

Sean Penn è un fuori classe, un attore fuori dal comune, un artista poliedrico e versatile, nella sua carriera trentennale ha dato vita a numerosi personaggi, diversi tra di loro, ma accomunati da uno spessore e da un profondità fuori dalla norma. Da sempre molto selettivo nelle sue scelte alterna la sua presenza sia davanti alla macchina da presa, in film d'autore e film impegnati, sia dietro la camera come regista, l'ultimo presentato a Cannes quest'anno The Last Face.

Apprezzato dalla critica e amatissimo dal pubblico Penn vanta un ricco Palmarès, uno dei pochi artisti ad aver collezionato la triade di premi nei festival Europei: Cannes, Berlino,Venezia dove ha vinto addirittura due volte. Per cinque volte nominato all'Oscar come miglior attore, ha vinto per due volte ha vinto in due occasioni per Mystic River e Milk , rispettivamente nel 2003 e nel 2008.


Dead Man Walking (1995)
Il titolo del film è l'espressione che usano comunemente i carcerieri americani per annunciare l'ultima passeggiata del condannato diretto dalla sua cella al patibolo, e in questo film lo spettatore riesce a cogliere tutte le sensazioni di questa drammatica passeggiata.
Sean Penn è un turbine di emozioni, un ruolo fatto di sguardi, di lacrime,di respiri, di pause, poche parole, il percorso di espiazione e pentimento di un uomo che sa che la sia fine è imminente coinvolge lo spettatore sino a condurlo ad un moto di pietà per la sua triste sorte.
D'altra parte è indubbio che il crescendo emotivo che porta al finale sia creato per suscitare un senso di disgusto e un conseguente profondo disappunto verso la pratica della pena di morte contro la quale il regista e sceneggiatore Tim Robbins, sua moglie Susan Sarandon e il loro amico Sean Penn, si battono da sempre, come attivisti politici. Accompagnato da un altrettanto immensa Susan Sarandon, premiata con l'Oscar, Penn riceve Diverse candidature e la Vittoria dell' orso d'Oro a Berlino.

Mystic River (2003)
Dopo anni di grandi interpretazioni anche per Penn arriva il momento della consacrazione. A dargli la possibilità di riscattare la propria carriera e di prendere il suo posto tra i migliori attori della sua generazione c'è Clint Eastwood che con questo film porta Sean Penn all' Oscar.
Un ruolo difficile in un film molto duro, dove le capacità comunicative di Penn non vengono fuori solo dalle parole ma anche da un'espressività marcata che trasmette un senso di rabbia, dolore che spiazzano lo spettatore ad ogni sguardo. La pellicola è stata anche ben accolta dalla critica, che lodò in particolare la prestazione di Sean Penn e la grande regia di Clint Eastwood, definita dalla critica come "un capolavoro inquietante e probabilmente la miglior regia di Eastwood fino ad oggi". Il film ha vinto due premi Oscar e due Golden Globe Per Penn, appunto Tim Robbins in Supportng

Milk (2008)
Ancora un ruolo impegnativo per Penn, dopo qualche anno passato in sordina, torna alla ribalta interpretando Harvey Milk, primo gay dichiarato ad essere eletto ad una carica politica negli Stati Uniti, assassinato nel 1978. Alla regia Gus Van Sant.
Per prepararsi al meglio alla parte è dimagrito diversi chili, ha incontrato molte persone che gli hanno fornito aneddoti e ha studiato a lungo i discorsi e le interviste di Milk, per catturare al meglio ogni sfumatura della sua voce. Penn che ha voluto fortemente il ruolo di Milk, si è guadagnato il plauso di stampa e critica, che hanno definito la sua interpretazione semplicemente straordinaria. Penn vince la sua seconda statuetta come miglior attore,battendo il favorito Mickey Rourke. venendo accolto sul palco da una fragorosa standing ovation.

Mi chiamo Sam (2001)
Le scelte di Sean non sono mai facili, come conferma il suo ruolo in questo piccolo film del 2001. 
Sam Dawson è un uomo sulla quarantina costretto a crescere sua figlia Lucy Diamond  da solo perché la mamma della bambina li ha abbandonati. Soffre di un ritardo mentale che non gli permette di essere alla pari con le altre persone; le abilità del suo cervello sono infatti quelle di un bambino di sette anni.
Accanto ad un forte carico emozionale Penn sbalordisce con una tecnica ed una mimica formidabile paragonabile a Dustin Hoffman in Rain Man. Il film non ha particolare successo, altrettanto non si può dire della performance di Sean che riceve una candidatura agli Oscar, la terza della sua carriera, e io plauso della critica che annoverano la sua performance tra le migliori della sua carriera.

This Must Be The Place (2011)
Sorrentino e Penn si incontrarono durante il Festival di Cannes 2008, dove il regista italiano presentava in concorso Il divo e Penn era presidente di giuria, promettendosi di lavorare al più presto assieme. Con in mente Penn come protagonista, Sorrentino inizia a scrivere la sceneggiatura. Dopo la vittoria del suo secondo Oscar per Milk, Penn decise di prendersi un anno sabbatico, rinunciando a vari progetti, ma non alla pellicola di Sorrentino.
Penn porta sullo schermo un personaggio molto particolare, catatonico, silenzioso, grottesco e a tratti divertente, Cheyenne, ex rock star deciso a completare la ricerca iniziata dal padre. Un viaggio particolare, emozionate e molto particolare. Con Frances McDormand a fargli da spalla Sean crea un personaggio ormai di culto. Apprezzato dalla critica, meno dal pubblico è uno degli ultimi ruoli interessanti di Sean.

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