02 ago 2016

LIGHTS OUT: TERRORE NEL BUIO - La Recensione

Di Simone Fabriziani

Tutti hanno paura del buio. E lei si nutre di questo.

Con questa inquietante tagline si apre il primo lungometraggio diretto dal promettente David F. Sanberg, pupillo del maestro dell'horror contemporaneo statunitense James Wan, qui nelle vesti di produttore esecutivo.
Terrori notturni o innocui brividi estivi?
Il film prende le mosse da una tragedia familiare che ha allontanato progressivamente madre e figlia maggiore, con conseguenti ricadute anche sul figlio minore in custodia dalla madre; quando infatti il piccolo Martin inizia a percepire una strana presenza in casa al calare delle tenebre o in assenza di luce, sarà compito della sorella maggiore Rebecca riaprire vecchi scheletri nell'armadio e affrontare l'oscuro motivo che in passato l'aveva allontanata dalla madre, ormai sempre più iperprotettiva e sull'orlo di frequenti crisi di nervi.
Ma soprattutto: chi è Diana, la misteriosa creatura che odia ogni fonte di luce e che sembra perseguitare la famiglia?


Aiutato da una mando produttiva e creativa forte come quella del "maestro" James Wan, Sanberg al primo lungometraggio da lui diretto (ma già popolare nel web per alcuni interessanti cortometraggi orrorifici scritti e diretti in maniera indipendente) tiene le file della narrazione, piuttosto esile seppur affascinante, senza guizzi creativi di spicco ma lasciandosi raccontare attraverso i volti del pur buon cast di cui si è circondato: dalla giovane e promettente Teresa Palmer (la abbiamo già vista e apprezzata in "Warm Bodies"e "Io Sono il Numero Quattro" e la vedremo nell'atteso "Hacksaw Ridge" di Mel Gibson) alla più navigata Maria Bello (indimenticabile compagna di set in "A History of Violence" di David Cronenberg, eppure il brivido della luca spenta non regge a lungo, il terrore insito nell'essere umano dell'oscurità e dell'impossibilità di non poter avere esperienza diretta della realtà che ci circonda senza l'aiuto dell'organo della vista non è qui reperibile.

Rimane dunque il piacere tutto adolescenziale di passare un'ora e mezza in compagnia di qualche salto sulla sedia, senza troppe pretese e filosofismi del genere cinematografico che negli ultimissimi anni sta rivivendo un periodo di rimonta qualitativa.
In definitiva, un innocuo brivido d'estate.

VOTO: 2/5






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