28 novembre 2016

Free State of Jones - La recensione


Di Daniele Ambrosini

Newt Knight è un contadino del sud degli Stati Uniti che presta servizio durante la guerra civile come infermiere negli Stati Confederati. Il nipote quattordicenne di Newt viene costretto ad arruolarsi ed è ucciso, così egli decide di disertare per riportare alla madre il corpo del giovane. Da quel momento Newt si trova a dover fuggire all'esercito nascondendosi nella palude e, ormai pienamente consapevole delle ingiustizie perpetrate dagli Stati Confederati per vincere una guerra combattuta dai poveri a favore dei ricchi,  forma un piccolo esercito di disertori, poveri contadini bianchi fuggiti ad una guerra che non è nei loro interessi, e schiavi neri in fuga dalle piantagioni.

Il film di Gary Ross racconta una porzione importante di storia americana che va dalla guerra civile alla presidenza di Andrew Johnson e le successive elezioni. Con l'integrazione di alcuni flashforward viene anche raccontato un processo svoltosi nel 1948 contro Davis Knight, accusato di aver infranto la legge sulla segregazione avendo sposato una donna bianca: egli infatti era nero per un ottavo in quanto pronipote di Newton Knight e di una schiava che sarebbe diventata la sua compagna durante il periodo della resistenza all'esercito confederato.

Nonostante la schiavitù e la guerra civile americana diventino argomento sempre più abusato, Free State of Jones trova una sua dimensione ed una sua identità che però sono penalizzate dall'arco narrativo fin troppo ampio che favorisce numerosi ed improvvisi cambi di registro che si avvertono lungo le quasi due ore e mezza di film e danno l'impressione di star vedendo qualcosa di diverso ogni mezz'ora circa. Il film inizia in un campo di battaglia dove si vedono le scene più concitate e violente del film; si tratta di un avvio dal forte impatto emotivo ed in cui la violenza è ben bilanciata e rappresentata nella giusta misura, cosa che per esempio non era riuscita a The Birth of a Nation.

Da qui in avanti il film si concentrerà sempre più sul suo protagonista che è il classico eroe americano: Newt è sempre dalla parte della ragione, anche quando è difficile esserlo; Newt è un simbolo per tutti quelli che rappresenta; è sempre un passo avanti a tutti, là dove i problemi sono nascosti lui riesce a vederli e non ha mai un dubbio o un ripensamento. Questo purtroppo impedisce di restituire al personaggio la sua reale dimensione umana. Gary Ross è molto attento alla rappresentazione storica però non presta particolare attenzione alla caratterizzazione dei personaggi nonostante buona parte del film non si svolga durante gli scontri, le battaglie e la guerra civile perciò ci sarebbe stato tutto lo spazio per un vero approfondimento delle relazioni del protagonista con i personaggi secondari e soprattutto per inserire in modo più bilanciato e pertinente i flashforward.
Il vero problema di eroi come Newton Knight, per come è rappresentato nel film di Ross, è che non esistono.

Free State of Jones non è ai livelli di Lincoln o 12 anni schiavo, ma per quanto riguarda i film in uscita quest'anno è sicuramente migliore di The Birth of a Nation. È un film tecnicamente molto buono e ben interpretato non solo da Matthew McConaughey, ma anche dal lanciatissimo Mahershala Ali e dalla sottovalutata Gugu Mbatha-Raw; Ross non riesce però a sviluppare a sufficienza i personaggi e a dosare nel modo giusto la complicata storia di Knight, che forse si sarebbe prestata meglio ad un'opera più lunga o ad una serie tv.

VOTO: 2.5/5

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