23 dicembre 2016

Assanssin's Creed - La recensione

Di Simone Fabriziani

Il debutto sul grande schermo dell'universo Ubisoft della più popolare serie di videogiochi mai prodotta arriva nelle sale italiane a partire dal 4 Gennaio 2017 portando con sé tre interpreti del calibro di Michael Fassbender, Marion Cotillard e Jeremy Irons e una buona dose di aspettative abbastanza alte da destare sudori freddi nella comunità geek di tutto il mondo.
Assassin's Creed è l'adattamento cinematografico dell'universo videoludico omonimo della Ubisoft affidato alla regia dell'australiano Justin Kurzel (lo abbiamo apprezzato lo scorso anno con l'audace Macbeth), solamente però ispirato alle infinite avventure a ritroso nel tempo della Confraternita degli Assassini; qui è il tenebroso Callum Lynch ad entrare nella complessa macchina dell'Animus come cavia scelta da una misteriosa multinazionale con l'ambizioso intento di fermare la violenza e la criminalità immergendosi nel passato di una polverosa Spagna dell'Inquisizione, l'obiettivo: impossessarsi della prodigiosa Mela dell'Eden.


Tra ambizioni del presente e rivalità del passato tra Assassini e Templari, l'adattamento per il grande schermo affidato a Kurzel morde la mela dell'Eden e cade nel peccato mortale più temuto dalla comunità videoludica: tradire la fonte originaria per dar vita ad uno slavato e poco intrattenente film che dell'ambizione storica (e morale, per certi versi) del videogame nulla trattiene.

Ad affondare la pellicola di Kurzel non è il pur affascinante corredo visivo delle concitate sequenze immerse nella Spagna medievale, bensì la preoccupante mancanza di qualsivoglia ambizione nel voler raccontare una bella storia di puro e giocoso intrattenimento in divertito equilibrio tra passato e presente.
E se la gioia proibita di saltare tra un'epoca storica e l'altra a suon di mosse di combattimento era affiancata da una straordinaria veridicità nelle ambientazioni nell'opera videoludica, fa dispiacere segnalare che qui invece la giocosità è sostituita da una poco necessaria tetraggine, la complessità e la duplicità dei protagonisti ridotta ad un terzetto di grandi interpreti europei (su tutti un Fassbender anche nelle vesti di produttore esecutivo) incredibilmente disimpegnati quanto la poca voglia di osare di un adattamento cinematografico che, temuto e atteso da anni, fallisce ogni sua più rosea ambizione di solido e credibile intrattenimento.

Siete tutti autorizzati a continuare ad impugnare il vostro joystick, almeno per questa volta.

VOTO: 5/10



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