30 gen 2017

La battaglia di Hacksaw Ridge - La recensione

Di Dario Ghezzi

Desmond Doss è un obiettore di coscienza che decide di arruolarsi nell'esercito degli Stati Uniti durante la a mondiale. La sua avversione verso le armi, dovuta anche a dei trascorsi famigliari dolorosi, attirano su di lui atti di nonnismo e critiche profonde fino a quando Doss non si ritroverà veramente in campo ad Hackaw Ridge e dimostrerà un coraggio che lo farà entrare nella leggenda.

Mel Gibson dirige il film candidato a 6 Premi Oscar tra cui Miglior Film e Miglior Attore Protagonista e traccia la storia di una sorta di nuovo soldato Ryan, dove amore per la patria, valori, morale e religione si intrecciano in modo poetico ed inestricabile. Con Hacksaw Ridge, Gibson proietta nuovamente l'eroe sulla terra e lo rende umano, con tutte le sue fragilità. Dopo tante storie di supereroi, assistere alle gesta di un eroe reale fa commuovere lo spettatore, gli infonde speranza in un momento in cui ne ha strettamente bisogno.
A fronte del disgregarsi dei valori, di nuove scintille che potrebbero potenzialmente portarci nel terzo conflitto mondiale, la storia di Desmond Doss è un messaggio di pace luminoso e chiaro all'interno di un racconto di guerra, vero e proprio spartiacque tra male e bene.
In termini strettamente cinematografici, la pellicola mette in scena delle battaglie a dir poco epiche, tutto reso nel modo più realistico possibile senza eccedere ma che tracima le spettatore fino in fondo alla trincea costruita dagli eserciti. Credibile la performance di attori comprimari come una straordinaria Rachel Griffiths, una dolce Teresa Palmer e un imbrutito e violento Hugo Weaving. Credibile Vince Vaugh nei panni del sergente Howell e straordinario è invece Andrew Garfield, ormai lontano dai panni di Spiderman e che gareggia a pieno titolo e a ragione come miglior attore protagonista agli Oscar 2017.
Ovviamente, nella pellicola ci sono dei momenti didascalici e immancabili, usati per rimarcare l'american way of life ma nel complesso un film godibile, magari sfavorito nella lotta alla statuetta dovendosi scontrare con altri giganti ma che sicuramente permette di perdonare Mel Gibson per alcuni suoi colpi di testa degli ultimi anni.



VOTO: 7/10



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