17 gennaio 2017

SHERLOCK 4x03 "The Final Problem" - La Recensione

Di Simone Fabriziani

Terzo ed ultimo appuntamento per la serie tv fenomeno ispirata alle avventure del detective britannico più famoso al mondo: creato e scritto da Arthur Conan Doyle, dopo più di cento anni Sherlock Holmes gode ancora di buonissima salute tra il vasto pubblico di voraci lettori, e di altrettanto voraci divoratori di adattamenti cinematografici e televisivi.
Dopo un primo episodio denso ma claudicante e un secondo episodio complesso e narrativamente truffaldino, l'ultimo appuntamento della quarta stagione conferma lo stato di salute in cui tergiversa Sherlock?
La risposta è alquanto discutibile, se non quasi impossibile da formulare a patto che si analizzi il finale di stagione dopo ripetute (e forse obbligatorie) visioni, tanto è denso di suggestioni, auto-citazioni, rimandi e colpi di scena radicali. Si, perché The Final Problem non è soltanto il primissimo episodio dell'intera serie tv britannica non ispirato nello scheletro narrativo ad alcuna avventura palesemente pubblicata da Conan Doyle (il titolo del series finale fa anzi riferimento in maniera fuorviante al leggendario racconto dello scontro tra Holmes e Moriarty, precedentemente affrontato), ma è anche il più discutibile.
Scritto a quattro mani da Mark Gatiss e Steven Moffat, "The Final Problem" ha l'ambizione di chiudere un cerchio narrativo iniziato in sordina sin dalla prima stagione dando un senso di perfetta circolarità alla serie (fino ad ora); per raggiungere tale obiettivo i due showrunner alzano notevolmente la posta in gioco: e se la vendetta finale del defunto napoleone del crimine Jim Moriarty fosse sguinzagliare la misteriosa sorella minore di Sherlock Holmes? Perché Sherlock non ricorda di aver avuto una sorella ben più acuta ed intelligente? Cosa vuole ora Eurus "vento dell'est" (una ipnotica Sian Brook) dai fratelli Holmes? Che cosa significa la parola "Barbarossa" per il detective di Baker Street?

"The Final Problem" diventa cosi una tesissima partita tra cavia e scienziato nelle profondità della psiche e nel nebuloso passato della famiglia Holmes. Questa volta veramente non è più soltanto un gioco, ma una lotta contro il tempo che si svolge all'interno della sinistra prigione di Sherrinford dove il destino e il passato degli Holmes verrà finalmente a galla in maniera dirompente.
A controbilanciare l'effettivo carico emotivo e rivoluzionario dell'episodio è tuttavia l'ambizione smodata dei due sceneggiatori: alla fine dei giochi, tutto risulta confuso, il climax emotivo non sufficientemente giustificato e le scorciatoie narrative francamente semplicistiche, se non addirittura lacunose.
A causa di ciò, è difficile per lo spettatore personificarsi con le tribolazioni psicologiche a cui sono esposti i protagonisti (i sempre eccellenti Benedict Cumberbatch e Martin Freeman) quando invece sarebbe dovuta essere cura principale quella di ambire ad un finale conclusivo e circolare solido ed efficace. Eppure non sono bastati i quasi quattro anni di attesa (ed un Christmas Special in mezzo) per produrre una quarta stagione priva di lacune e tanti (troppi) dubbi. Inaccettabile anche per lo smisurato palazzo mentale di Sherlock Holmes.
Non ci mancherà (almeno questa stagione).

VOTO: 7/10





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