25 febbraio 2017

CULT: Moulin Rouge! (2001) di Baz Luhrmann

Di Gabriele La Spina

Presentato al Festival di Cannes nel 2001, il film di Baz Luhrmann divise la critica che si ritrovò di fronte a uno spettacolo imprevedibile, che per chi ne rimase conquistato era definibile innovativo mentre a chi fece storcere il naso sembrò fallimentare. Nessuno avrebbe mai pensato che Moulin Rouge! non solo sarebbe stato il primo musical dopo 10 anni ad essere nominato come miglior film agli Oscar, ma che con gli anni sarebbe divenuto un fenomeno di culto influenzando generazioni di cinefili.


Lo scrittore squattrinato Christian, arriva a Parigi nel 1899 e recatosi al Moulin Rouge si innamora del can can e di Satine, una bellissima donna che si esibisce nel locale. Per un equivoco viene scambiato per il duca di Monroth e si ritrova nella sua stanza. Viene ingaggiato per scrivere uno spettacolo che avrà come protagonista Satine. Dovrà fare i conti con il duca, che innamorato di Satine tenta di legarla indissolubilmente a sé.

L'idea alla base del musical di Luhrmann è definibile geniale: utilizzare una trama stereotipata da opera lirica come "La traviata" di Giuseppe Verdi o  "La bohème" di Giacomo Puccini, dove una donna vive un tormentato amore che alla fine degli eventi la porterà alla morte, e creare un contrasto attraverso l'uso di melodie moderne prese in prestito dai più grandi autori della musica contemporanea. Un musical degli eccessi, dove la regia mira all'esplosione dell'immagine, tra giochi di luce a volte psichedelici e panorami disegnati stile vecchia Hollywood.
Lo spettatore assiste all'altalenarsi di finzione e realtà, quello che rappresenta per Luhrmann il genere del musical, che con le sue canzoni risveglia dal sogno chi lo guarda, obbligandolo a uscire dall'immedesimazione, spesso quasi naturale, nei personaggi. Nel film vengono riutilizzate le canzoni di David Bowie, Madonna, Joe Cocker, Elton John, dei KISS, dei Beatles, dei Queen, di Dolly Parton e degli U2; che lo rendono insieme alla sua sgargiante scenografia, un surreale esempio di cultura pop cinematografica.


Anacronistico nel sovrapporre delle musiche rock a un'ambientazione ottocentesca, estremo nel suo tentativo riuscito di ridefinire un genere ormai opaco del cinema americano, vera linfa delle case di produzioni nel secolo scorso, poi accantonato perché non più negli appetiti di un pubblico sempre più disilluso. Ed è quella magica illusione che Luhrmann riesce a rendere tramite il grande schermo, aiutato dalle grandi performance di un perfetto cast formato da Ewan McGregor, John Leguizamo, Jim Broadbent, Richard Roxburgh e Nicole Kidman. Quest'ultima nei panni di Satine, ottiene la sua prima nomination all'Oscar, ed entra nell'immaginario collettivo come incarnazione della perfetta diva, ma la Kidman è anche artefice di una performance di straordinaria intensità e complessità emotiva. 

Non vi è da stupirsi se 15 anni dopo, il film di Baz Luhrmann sarebbe stato citato insieme a grandi classici del musical come Cabaret e Cantando sotto la pioggia, da un giovane ambizioso regista di nome Damien Chazelle nel suo La La Land. Lo scorso anno Moulin Rouge è stato inoltre inserito dalla BBC tra i 100 migliori film del XXI secolo, un'onorificenza che si va a sommare ai numerosi premi raccolti dalla pellicola alla sua uscita (quasi un centinaio compresi 2 Oscar) e ai milioni di spettatori che ha conquistato e continuerà ancora a stregare, generazione dopo generazione.



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