23 febbraio 2017

Director's List: I 10 film preferiti di David Lynch

Di Gabriele La Spina

Il suo Mulholland Drive si trova al primo posto della classifica dei 100 migliori film del XXI secolo pubblicata lo scorso agosto dalla BBC, ma non è l'unico grande film della carriera contenuta ma intensa carriera di David Lynch. In occasione dell'arrivo nelle sale del documentario David Lynch: The Art Life, esploriamo i gusti cinematografici del regista statunitense, scoprendo le sue influenze registiche.

Lynch è da sempre considerato un regista dallo stile narrativo e visivo unico, nonché innovativo. Non ci si aspetterebbe quindi una tale selezione di titoli classici e registi della vecchia scuola, non è difficile però dedurre da quali autori Lynch abbia ereditato i tratti misteriosi e a volte surrealisti. Ecco sfilare in questa selezione i film di Hitchcock, Herzog, Kubrick e Fellini, quest'ultimo è il regista prediletto da Lynch di cui segnala due titoli chiave.

Anche se nel suo libro "Catching the Big Fish" il regista diceva: "Se dovessi scegliere i film che rappresentano, per me, esempi di realizzazione di un film perfetto, credo che potrei restringere il campo a quattro titoli"; attraverso le interviste e le dichiarazioni, abbiamo aggiunto altri 6 dei suoi film preferiti, senza un ordine preciso di preferenza.

8 ½ (1963)
dir. Federico Fellini
Continuando quanto dichiarato da Lynch nel suo libro, per lui "Il primo film sarebbe '8 ½', per il modo in cui Fellini riesce a realizzare con la pellicola quello che la maggior parte dei pittori fanno - vale a dire, comunicare un'emozione senza mai dire o mostrare nulla in maniera diretta, senza mai spiegare nulla, solo con un sorta di magia pura." Il film di Fellini vede Marcello Mastroianni, in un ruolo che è scopertamente la proiezione del regista, al centro di un'avventura dello spirito e della psiche: sogno, memorie, realtà si intrecciano e si sovrappongono a configurare una crisi che è umana, artistica ed etica.

Viale del tramonto (1950)
dir. Billy Wilder
"Per ragioni analoghe, vorrei anche citare 'Sunset Boulevard.' Anche se lo stile di Billy Wilder è molto diverso da quello di Fellini, riesce a realizzare più o meno la stessa atmosfera astratta, attraverso ogni sorta di trucchi stilistici e tecniche. La Hollywood che descrive nel film non è mai esistita probabilmente, ma lui ci fa credere che c'è stata, e ci immerge in essa, come in un sogno", dichiara Lynch. Cult indiscusso di Billy Wilder, Viale del tramonto racconta di una stagionata star del muto, Norma Desmond che si nutre di gloriosi ricordi e vive isolata nella sua villa. Un giovane sceneggiatore al verde la conosce per caso, accetta di scrivere il copione che dovrebbe segnarne il trionfale ritorno alle scene e ne diviene l'amante.

Le vacanze di monsieur Hulot (1953)
dir. Jacques Tati
Terzo film segnalato da Lynch nel suo libro è quello di Tati, il regista lo sceglie per "il punto di vista sorprendente di Jacques Tati sulla società, attraverso di essa. Quando si guardano i suoi film, ci si rende conto di quanto ne sappia sulla natura umana, e non può che essere una fonte di ispirazione". Le vacanze di monsieur Hulot segue le vicende di Hulot che parte per le sospirate vacanze al mare di Bretagna; incurante dei commenti della gente che incontra per strada, arriva finalmente a destinazione. La pensione a gestione familiare è piena di clienti: una ragazza che fa strage di cuori, un uomo d'affari che non riesce a non pensare al lavoro, bambini che giocano, un comandante dell'esercito che crede di avere a che fare con i suoi sottoposti. Suo malgrado, Hulot mette tutti in subbuglio.

La finestra sul cortile (1954)
dir. Alfred Hitchcok 
"Infine, vorrei parlare de 'La finestra sul cortile' per il modo brillante in cui Alfred Hitchcock riesce a creare - o meglio, ri-creare - un intero mondo con parametri ristretti. James Steward non lascia mai la sua sedia a rotelle durante il film, e tuttavia, attraverso il suo punto di vista, seguiamo uno schema d'omicidio molto complesso. Nel film, Hitchcock riesce a prendere qualcosa di enorme e condensarlo in qualcosa di veramente piccolo. Attraverso un controllo completo della tecnica di realizzazione di un film", dichiara Lynch sul film. La finestra sul cortile racconta di Jeff, fotoreporter immobilizzato in casa da una gamba rotta, deve vedersela con la rude infermiera Stella e con la fidanzata Lisa, desiderosa di strappargli una promessa di matrimonio. Per ingannare il tempo Jeff tiene sotto controllo dalla finestra la vita dei vicini e così facendo si accorge che una donna è scomparsa in modo misterioso. Si trasforma allora in un detective. I sospetti si addensano sul marito della donna, un commesso viaggiatore. 

La strada (1954)
dir. Federico Fellini
L'amore di Lynch per il cinema di Fellini si estende anche al suo malinconico La strada, secondo un'intervista. Vincitore dell'Oscar come miglior film straniero, racconta la storia di Gelsomina è una ragazza candida che ha uno strano rapporto, fatto d'amore e soggezione, con Zampanò, un rozzo girovago che si guadagna da vivere con numeri circensi. Un giorno questi uccide il "Matto", altro giramondo a cui Gelsomina si è legata d'amicizia. La ragazza, sconvolta, impazzisce. Zampanò l'abbandona ma, più tardi, avuta notizia della sua morte, scoppia in pianto dirotto.

L'appartamento (1960)
dir. Billy Wilder
Altro film di Wilder amato dal regista, dopo Viale del tramonto, anche se dal tono più leggero del primo. L'appartamento racconta di Bud Baxter, impiegato in una grande compagnia di assicurazioni, la cui carriera fa balzi da gigante, ma il merito non è legato alla sua professionalità nel lavoro. Bud deve tutto al fatto che possiede un piccolo appartamento che concede ai suoi superiori, quando vogliono passare la notte con le loro amichette. Un giorno Bud, che ha ceduto la chiave al capo del personale, scopre che la donna che sta con lui è Fran, una delle addette agli ascensori su cui ha messo gli occhi.

Lolita (1962)
dir. Stanley Kubrick
"Amo Stanley Kubrick, potrei vedere i suoi film più e più volte", racconta il regista, per lui Lolita si tratta di un film dalle "grandi prestazioni, direzione e scrittura". In Lolita seguiamo le vicende del docente Humbert, alloggiato presso la vedova Haze, la sposa pur di stare vicino alla figlia adolescente, di cui è innamorato. Quando la Haze muore, Humbert si mette finalmente con la ragazzina e con lei viaggia attraverso gli Stati Uniti. Lolita sparisce; riappare tre anni dopo, sposata e incinta.

Che bel regalo (1934)
dir. Norman Z. McLeod
Sembrerebbe inusuale trovare una commedia del genere tra i film preferiti di Lynch, eppure in molti sapranno del particolare sense of humor del regista, e chissà se un giorno dirigerà mai una commedia. Che bel regalo racconta del padrone di un grande magazzino che compra un ranch in California e vi si trasferisce insieme con la famiglia. 

La ballata di Stroszek (1977)
dir. Werner Herzog
Si tratta forse di uno dei film più bizzarri di Herzog, un regista con il quale Lynch ha una particolare affinità artistica. Il film segue le vicende dell'ingenuo Stroszek, che torna in libertà dopo un periodo di detenzione e stringe amicizia con una prostituta. Lei è perseguitata dal protettore e per sfuggire una volta per tutte dalla mala decide di scappare con il nuovo amico negli Stati Uniti. Per la coppia, però, la vita oltreoceano sarà tutt'altro che facile.

Il mago di Oz (1939)
dir. Victor Fleming
Fonte di ispirazione di Lynch per la realizzazione di Cuore selvaggio, film del 1990. Tratto dal celebre racconto di Frank Baum, Il mago di Oz racconta la prodigiosa avventura della giovane Dorothy che finisce nel mondo di Oz per salvare il suo cane Totò. Nella ricerca del Mago che regna sul paese, la bimba trova la compagnia dello Spaventapasseri, dell'Uomo di latta e del Leone pauroso.


Quali film preferite della selezione di David Lynch? E quale titolo non vi sareste mai aspettati di leggere?



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