15 febbraio 2017

Resident Evil: The Final Chapter - La recensione

Di Daniele Ambrosini

Paul W.S. Anderson è un regista che non è mai uscito dalla sua comfort zone, anche quando i suoi film acquistano sfumature horror/thriller il suo resta puro cinema action. Resident Evil è forse l'opera più famosa del regista inglese: dal primo criticato capitolo datato 2002 è nata una saga cinematografica durata 15 anni che ha incassato poco meno di un miliardo di dollari complessivi. Nell'ultimo capitolo della saga sono presenti tutti gli elementi del cinema di Anderson, nel bene e nel male.

Un flashback introduttivo riassume tutti i passaggi principali dei precedenti film e ci informa di alcuni avvenimenti precedenti al primo capitolo: il fondatore della Umbrella Corporation aveva sviluppato il virus T, responsabile dell'epidemia zombie, per salvare la figlia Alicia da una rara malattia degenerativa; il suo socio in affari voleva invece usare il virus come un'arma militare, così lo uccise. La Regina Rossa, ologramma che controlla i sistemi della Umbrella, è creata ad immagine e somiglianza della piccola Alicia.

Nel frattempo Alice (Milla Jovovich) si trova ancora a Washington, tre settimane dopo gli eventi del film precedente, e mentre è alla ricerca di sopravvissuti viene a contatto con la Regina Rossa che la informa che ha solo 48 ore per salvare gli ultimi esseri umani ancora in vita e le chiede di tentare di scongiurare questa eventualità sulla quale lei non ha alcun controllo, agendo per conto e per il bene della Umbrella. Così Alice si mette in marcia per tornare a Raccoon City, nell'alveare, dove tutto ha avuto inizio. 

Il film ha dei difetti innegabili ed evidentissimi, a cominciare da una sceneggiatura con non pochi buchi di trama e alcune scelte che lasciano enormi punti interrogativi, per continuare con la gestione di alcuni passaggi chiave: infatti in alcuni momenti clou, nelle scene d'azione più concitate, è praticamente impossibile capire cosa sia accaduto sullo schermo, tanto che viene da chiedersi come sia stato possibile risolvere situazioni che fino a qualche secondo prima sembravano poter ribaltare completamente le sorti della storia. Allo stesso modo il film si serve ampiamente dei clichè del suo genere senza intraprendere strade troppo originali, se non giusto nel plot twist finale, che comunque è ben intuibile già da metà pellicola. Ma nonostante tutti i suoi difetti questo ultimo Resident Evil ha un pregio non da poco: per quante assurdità possano essere mostrate sullo schermo, il film è sempre tesissimo, ha un ritmo incalzante. Questo lo rende un prodotto di intrattenimento abbastanza godibile a conti fatti, seppur non perfetto, in quanto fa ciò che si prefigge di fare: divertire ed intrattenere lo spettatore con scene ad alto tasso adrenalinico; poi che queste, nel loro complesso, funzionino un po' meno è un altro paio di maniche.

VOTO: 5,5/10

 
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