6 marzo 2017

Kong: Skull Island - La recensione

Di Simone Fabriziani

A quasi cento anni dal suo mostruoso debutto nelle sale cinematografiche di tutto il mondo, il mito di King Kong è sopravvissuto ai decenni che passano e agli innumerevoli remake e reboot, tutti pressoché fallimentari (su tutti il King Kong del 1979 e il remake di Peter Jackson del 2005), fino a rinnovarsi completamente in Kong: Skull Island, inedita linfa vitale per lo scimmione più famoso della settima arte.
Cambia l'intenzione e cambiano anche le direttive temporali; non siamo più negli anni '30 della Grande Depressione, ma negli energici e scapigliati anni '70 della guerra in Vietnam e degli sconvolgimenti sociali e culturali in USA a ritmo di indimenticabile musica rock di protesta. A formare l'immancabile manipolo di avventurieri in rotta verso l'immaginifica  Skull Island è la misteriosa Monarch, convinta di trovare nella spettrale isola dei teschi forme di vita mai viste prima da occhio umano. Il viaggio verso l'ignoto sarà più complicato del previsto, ça va sans dire.

A promuovere parzialmente il reboot diretto da James Vogt-Roberts è la carica nerd e volontariamente giocosa della storyline nuova di zecca cucita attorno a Kong; cosciente di estrarre a mani piene dal ricco calderone dei monster movies dei decenni passati senza dimenticare con occhio divertito i grandi lungometraggi di genere di serie B, "Kong: Skull Island" riesce a farsi perdonare anche le innumerevoli facezie ed ingenuità narrative; fin troppo adagiato sulla tradizionale linea di demarcazione tra creature dell'isola cattive ma non troppo e umani buoni ma non troppo (la storia più vecchia del mondo), il reboot di Vogt-Roberts indulge ampiamente sugli omaggi al genere tralasciando allo stesso tempo futili scavi psicologici e possibili sorprese nel tessuto narrativo.

Cosciente però di essere ciò che è, con alle spalle un bagaglio filmografico non indifferente, Kong: Skull Island mantiene intatta la giocosità e il thrilling rinverdendo il mito di Kong con dinamicità e gusto per la costruzione dell'azione, avendo inoltre l'ambizione di creare un universo cinematografico Warner tutto incentrato sulle preistoriche creature che da decenni di cinema di serie A e serie B minacciano la tranquillità del dominio dell'uomo sulla Terra. E il Godzilla di Gareth Edwards del 2014 potrebbe far parte di un gioco ben più ampio.

Con buona pace di Tlm Hiddleston, Brie Larson, John Goodman, Samuel L.Jackson e John C.Reilly, fantocci senza vita nelle mani di un disegno più ampio di universo cinematografico pronto a dominare i box-office di tutto il mondo nei prossimi anni.


VOTO: 6.5/10



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