24 apr 2017

The Underrated Factor: I 7 attori più sottovalutati dal pubblico e dalla critica

Di Edoardo Intonti 

Se per qualcuno l'articolo precedente (sugli attori sopravvalutati) potrebbe essere stato interpretato come denigratorio, poiché contrario ad alcuni dei propri interpreti preferiti, questa classifica si getterà su tutt'altra corrente. Perché se vi sono attori su cui i riflettori sono eccessivamente puntati, ciò va a discapito di altri grandi interpreti, in alcuni casi condannati a vivere nell'ombra o perennemente ingaggiati per ruoli secondari.

L'intento di questa selezione è quello di individuare la rosa di attori e attrici a lungo messi in secondo piano, o semplicemente non notati dal grande pubblico, ma che spesso e volentieri hanno dimostrato capacità da fuori classe, all'altezza di essere di diventare protagonisti assoluti di pellicole in seguito al centro dell'awards season.

Toni Collette
L'Australia si è affermata già da anni come polo di produzione di talenti cinematografici in ogni campo, in primis per quello che riguarda la recitazione, avendoci regalato negli anni talenti del calibro di Goffrey Rush, Judy Davis, Hugh Jackman, Russel Crowe, Nicole Kidman e Cate Blanchett. Toni Collette, nonostante non vanti alcuna statuetta (ma appena una singola nomination come il collega Jackman), da dopo il successo de Le nozze di Muriel  del 1994,  viene coinvolta ampiamente nel mercato anglo-americano, partecipando magari non sempre con ruoli da protagonista o  alle pellicole migliori (In Her Shoes) ma regalando ogni volta interpretazioni umanamente eccezionali, come nel caso di Little Miss Sunshine e The Hours.
Purtroppo, guardando la sua filmografia più recente, è evidente come ci sia stato un caldo di richieste "interessanti" per la Colette, che ultimamente si limita a ruoli incredibilmente marginali o banali. Speriamo di poterla vedere brillare nuovamente come fece con la serie-gioiello United States of Tara, per la quale vinse un Emmy e un Golden Globe.


Allison Janney
Guardando la filmografia di questa attrice, si nota un incredibile numero di film tra i più riconosciuti dal pubblico nel mondo delle produzioni americane: Juno, The Help, American Beauty, The Hours: tutte pellicole in cui la maggior parte degli spettatori potrebbe anche non essersi accorto della sua presenza sullo schermo; eppure lei c'era, e se prestiamo un pò di attenzione, notiamo come fossero in tutti i casi ruoli drammatici diversi fra loro: un'ulteriore contrapposizione alla carriera nel mondo della comedy intrapreso parallelamente (Hairspray, la serie Mom, Spy). Se il mondo televisivo, con 7 Emmy (specialmente per la serie West Wing) , e quello teatrale  con due nomination ai Tony e un Drama Desk Award, sembrano essere gli unici a premiare il talento della Janney, è un peccato vedere un'artista così ambivalente essere scritturata solo per ruoli secondari o comici.
C'è da dire che questa attrice non ha mai avuto problemi a mantenersi in attività, come abbiamo visto recentemente in Tallulah al fianco di Ellen Page, ma noi di Awards Today la vorremmo vedere più spesso al cinema con ruoli di spessore.

Juno Temple
Avendola notata ai tempi de Diario di uno scandalo, ho seguito assiduamente la carriera di questa giovane attrice britannica, apsettandomi da un momento all'altro il ruolo-rivelazione o un lancio in grande stile sostenuta da un franchise simil-blockbusterino o ruolo da protagonista in un film di rilievo. Eppure le mie aspettative sono state puntualmente disilluse, nonostante una paio di titoli niente male (Killer Joe, Horns, Dirty Girl, Mr. Nobody), tentativi più o meno riusciti di cinema indipendente  (Kaboom, Small Apartments, Away) grandi produzioni più o meno dedicate al grande pubblico (Lovelace, L'altra donna del re, Black Mass, Maledicent) il suo nome non sembra, nonostante il bell'aspetto, il talento e gli anni di attività, fra i nomi dei "grandi celebri" o favoriti dal pubblico. Perchè una Jennifer Lawrence o una Saorise Ronan si, e lei no? Niente da togliere a queste due incredibili interpreti, ma Juno Temple si posiziona tranquillamente vicino a queste due semi-coetanee, nonostante la mancanza di statuette dorate o nomination per esse (bilanciato però un Bafta Award). Che l'occhio astuto di Woody Allen, notata forse per il suo ruolo in Vinyl, possa presto riparare questa mancanza grazie al suo prossimo film Wonder Wheel?

John C. Reilly
Fisicamente meno allettante del solito modello "hollywoodiano", John C Reilly è uno degli interpreti più versatili e apprezzabile fin dal suo esordio sotto Brian de Palma nel 1989 in Vittime di Guerra, inizio di una carriera disseminata di collaborazioni con alcuni dei registi migliori del nostro tempo e in pellicole altrettanto memorabili: Woody Allen (Ombre e Nebbia), Paul Thomas Anderson (Boogie Nights, Magnolia), Martin Scorsese (Gangs of New York, The Aviator), Robert Altman (Radio America), Terrence Malick (La Sottile Linea Rossa), Roman Polanski (Carnage), Stephen Daldry (The Hours) e ovviamente Rob Marshall per Chicago.
Se, come capita, vi siete limitati a riconoscere la sua buffa figura nei film su citati, vederli uno di seguito all'altro rende evidente come si tratti di uno degli artisti più completi che il cinema americano abbia prodotto in questi anni, e che grazie a dio, anche il cinema indipendente coinvolge nei suoi progetti più riusciti in primis il nostro Matteo Garrone (Il racconto dei racconti) e dal greco Yorgos Lanthimos (The Lobster). Raramente si riesce a passare con disinvoltura dal genere comico (Fratellastri a 40 anni) a quello demenziale (Il dittatore), a quello tragico (Adesso parliamo di Kevin),  o al musical. John C. Reilly ci riesce, e ci riesce come pochi altri, motivo per cui, una sola e vecchiotta nomination come miglior attore non protagonista, non è sufficiente per questo genio assoluto.

Paul Dano
Fattosi notare ai più con Little Miss Sunshine del 2006, Dano è un giovane interprete in piena ascesa nel mercato cinematografico attuale, scelto recentemente dai registi più interessanti a livello internazionale (Paolo Sorrentino con Youth e Bong Joon-ho con Okja) e per progetti indipendenti di grande qualità del livello di Swiss Army ManThe Extra Man. Ottiene pochi riconoscimenti significativi, ma è degna di nota la nomination ai BAFTA per Il Petroliere e quella ai Golden Globe per Love & Mercy. Ma perchè, oltre alle semplici nomination (che possono anche non essere un'unità di misura veritiera), Paul Dano è da considerare uno dei talenti migliori della sua generazione? Probabilmente poiché tra i pochi a permettere al pubblico di relazionarsi con i suoi personaggi in un ventaglio di emozioni incredibilmente vasto : disprezzarlo come aguzzino in 12 anni schiavo, simpatizzare con il ragazzo dai grandi sogni in Motel Woodstock , odiarlo senza riserve in Prisoners, e molte altre situazioni alle quali colleghi coetanei sembrano preferire sottrarsi preferendo diventare quasi dei "caratteristi" legati irrimediabilmente a prototipi da "bad boy", "dolce e sensibile", o "antieroe a tutti i costi".


Paul Giamatti
A parte il fatto di provenire dalla Yale University, conosciuta per essere, tra le altre cose, una focina di talenti recitativi del calibro di Meryl Streep, Angela Basset, Edward Norton e Paul Newman, Mr.Giamatti rientra in quel circolo di attori dal talento talmente versatile, da essere in grado di creare personaggi credibili a qualsiasi livello, siano essi villain da odiare, eroi per cui tifare o idioti con cui ridere, talento teoricamente necessario alla maggior parte degli interpreti, ma che eppure pare non comune ad Hollywood, dove, per nostra fortuna sembrano essersi accorti di lui almeno i produttori televisivi, coinvolgendolo in diversi progetti sia comici che drammatici, in entrambi i casi con ottimi risultati in termini di nomination:  comedy con Inside Amy Schumer e drama con Dowton Abbey. La sua presenza in un progetto è spesso sinonimo di qualità, tralasciando scivoloni vari (vedi Amazing Spiderman 2 e San Andreas per esempio) ha sempre realizzato performance eccellenti, come nel caso de La versione di Barney, ricevendo una sola nomination agli Oscar nel 2006 per Cinderella Man di Ron Howard. Grazie a dio, in questo caso gli studios sembrano non dimenticarsi mai completamente della sua presenza e perciò continuiamo a vederlo spesso sullo schermo, piccolo o grande, ma mai con un ruolo di prestigio, sperando che nel futuro prossimo ci sia un ruolo da protagonista degno di una seconda nomination.


Ben Whishaw
Questo attore, ricordato dai più per il suo ruolo di "Q" negli ultimi film della saga di 007, oltre ad essere sempre più esponenzialmente  presente nelle pellicole più interessati sia della stagione dei premi che dal botteghino più ricco, è molto attivo nell'ambito televisivo e teatrale, come dimostrato dal suo background scolastico (Royal Acadamy of Dramatic Arts) e le varie nomination ricevuto per il suo lavoro in questi ambiti.
Così come molti colleghi britannici, ha avuto modo di prendere parte a grandi produzioni americane, sopratutto nel 2015, anno fondamentale per questo interprete, nel quale figurò in molte delle pellicole tra le più attese di quell'anno: The Lobster, Suffragette, The Danish Girl, Spectre, e  In the heart of the sea. Dal tipo di presenza scenica talvolta vicina a quella del connazionale Redmaye, ha dimostrato però di poter altalenarsi tra ruoli assolutamente contrapposti tra loro:  ad esempio il forte Riccardo III nell'opera omonima e l'arrendevole Sebastian Flyte in Ritorno a Brideshead, riuscendo a sfruttare quella presenza scenica tipica degli attori di teatro classico (La tempesta, The Hollow Crown), senza trascinarsi dietro tutta quell'artificiosità tipica dell'impostazione "teatrale" per quanto riguarda i personaggi ambientati ai giorni nostri, come in quel piccolo capolavoro della BBC: London Spy o in Cloud Atlas.


Quale attore oltre a quelli già citati meriterebbe secondo voi più attenzione da parte del pubblico?

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