11 maggio 2017

I peggiori - La recensione

Di Simone Fabriziani

Non era facile. Non era facile per niente dare un seguito alle belle speranze per il cinema italiano di genere alimentate dal caso dello scorso anno Lo chiamavano Jeeg Robot, eppure la sfida, più ardua di quello che si possa pensare solo alla superficie, è stata ampiamente vinta dal giovane attore Vincenzo Alfieri, qui al suo debutto dietro la macchina da presa per un lungometraggio.
Perché I peggiori non è un ruffiano scimmiottamento del film campione di incassi di Gabriele Mainetti, anzi se ne discosta intelligentemente; laddove infatti il cinecomic di borgata con Santamaria e Marinelli partiva da un implausibile seppur efficacissimo spunto narrativo per creare una vera e propria storia di origini supereroistiche  condita da folle amore per il cinema italiano di genere e il comic book movie di stampo americano, I peggiori ribalta inaspettatamente il punto di vista e riporta la dimensione eroistica al suo rapporto con la città e la gente che la vive.

Le disavventure economiche dei fratelli romani Massimo e Fabrizio per garantire un futuro migliore alla sorella più piccola nella "giungla" della città di Napoli prendono una piega inaspettata quando, armati di improbabili maschere di Maradona, tentano un furto disperato che li porterà rapidamente al successo virale e allo status di "supereroi a pagamento" per risolvere piccoli e grandi ingiustizie sociali della più popolosa città del sud Italia sotto il nome di "demolitori".

Lontanissimo dal lirismo quasi pasoliniano della periferia romana di Jeeg Robot, I peggiori è in fondo la risposta più verace al successo del caso cinematografico di Mainetti; l'improbabile coppia formata da Vincenzo Alfieri e dalla stella della fiction italiana Lino Guanciale è attorniata da comprimari appartenenti alla tradizione della napoletanità come due inediti Biagio Izzo e Francesco Paolantoni a testimoniare forse la vera natura di questo improbabile ed irresistibile cinecomic all'italiana: il film di esordio di Alfieri è il tentativo di riappropriarsi di una idea di giustizia sociale sempre più perduta e dimenticata in una Italia alle prese con la crisi economica, il clientelismo e, fuori dall'immagine cliché delle mafie del sud, della speculazione edilizia in una Napoli mai ritratta da cartolina, ma sempre inedita, verace e sorprendente.

Potrebbe diventare un successo inaspettato al botteghino nostrano.

VOTO: 7,5/10



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