30 giugno 2017

L'inganno - La recensione del film di Sofia Coppola in concorso a Cannes

Di Simone Fabriziani

Un caporale della guerra civile americana ferito in battaglia, un isolato collegio femminile ed una battaglia dei sessi imminente dal sapore teatrale e dalle tensioni erotiche degne di un trattato freudiano. Presentato in concorso al Festival di Cannes, L'inganno è il miglior film dietro la macchina da presa di Sofia Coppola dai tempi del premiatissimo Lost In Translation.

Il ritrovamento fortuito del caporale John McBurney (Colin Farrell) da parte di una delle piccole allieve del collegio femminile Farnsworth ha il sapore dei migliori drammi esistenziali di stampo teatrale; tornando narrativamente alle vicende private, troppo private di Marie Antoinette dove la Storia con la s maiuscola era solo un lontano rombo di fuoco e forconi e di voci disperate troppo distanti per la regina francese, anche in The Beguiled  le vicissitudini delle guerra civile si esauriscono in lontani cannoni e spari di baionette e fucili, enfatizzando il focus narrativo del film e le preoccupazioni autoriali di una Coppola in gran forma all'interno delle mura del collegio.


A dominare il lungometraggio più psicologico della regista de Il giardino delle vergini suicide è la carica erotica che scaturisce tra le collegiali più adulte e il menomato caporale, fiamma repentina e pietra dello scandalo di una battaglia dei sessi combattuta non sul piede di guerra della seduzione più becera, ma caricando ogni gesto apparentemente privo di sottotesti di carica sessuale silenziosamente dirompente; sarà difatti tale forza a distruggere e a plasmare le inedite dinamiche all'interno del collegio.

Allontanandosi dall'adattamento cinematografico del 1971 La notte brava del soldato Jonathan con Clint Eastwood e Geraldine Page e aderendo in maniera quasi filologica al romanzo omonimo di Thomas Cullinan, il nuovo film di Sofia Coppola ribalta le dinamiche tra uomo e donna raccontando una perversa storia di vendetta al femminile con garbo, precisione e rotondità narrativa essenziale ed evocativa; a portare in vita la battaglia dei sessi l'inedito triangolo formato da Nicole Kidman, Kirsten Dunst e Elle Fanning, respiro vitale e volti irrequieti e vogliosi di una sensualità assopita e nascosta tra le pieghe degli ingombranti corsetti e le mura castranti del collegio Farnsworth.

VOTO: 8/10

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