7 giugno 2017

Quando un padre - La recensione

Di Simone Fabriziani

Quando un padre troppo impegnato a "cacciare teste" nello spietato mondo degli squali del sistema economico americano riceve la terribile notizia della leucemia galoppante del figlio minore, la su vita cambia radicalmente, compromettendo non soltanto la posizione lavorativa di prestigio per cui ha sudato, ma dovendo fare i conti con la propria vita, la propria famiglia e le priorità di una vita sfuggevole, imprevedibile e spietata.
Quando un padre (in Usa The Headhunter's Calling) è il film di esordio dietro la macchina da presa di Mark Williams e per l'ennesimo ritratto in salsa buoni sentimenti made in usa assembla un cast omogeneo capitanato da Gerard Butler e Willem Dafoe, senza dimenticare il comparto femminile con Alison Brie e Gretchen Mol, passando per il piccolo Max Jenkins.
Piccolo ruolo per Alfred Molina. Eppure, nonostante il buon cast, il film di Williams non aggiunge nulla ad una già esorbitante lista di titoli il cui sottotitolo potrebbe diventare "Ciò che semini, raccogli", inzuppata in un melenso miele da diabete.

Il film di Williams non rifugge da qualsivoglia cliché di genere, affrontando durante il corso del racconto ogni tropos narrativo di quella esorbitante lista di pellicole strappalacrime che prima ironicamente (?) citavamo; eppure il problema annoso potrebbe risiedere tutto qui: e se il film con Butler e Dafoe non avesse altro target che quello di inserirsi senza pretese e ruffianerie in quel preciso filone?
Se la vostra risposta alla fine della visione sarà questa, aprite i rubinetti dei vostri occhi, ci sarà acqua da sprecare a fiumi; per i più smaliziati, scegliete l'altra sala.

VOTO: 5/10




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