2 agosto 2017

CULT: The Others (2001) di Alejandro Amenábar

Di Gabriele La Spina

Era il 2 agosto del 2001, quando il regista Alejandro Amenàbar portava nelle sale il suo debutto in lingua inglese. Nessun avrebbe mai immaginato però che il regista di drammi malinconici come Tesis e Apri gli occhi, avrebbe confezionato una pellicola sì malinconica ma al tempo stesso inquietante e di un'eleganza tanto sopraffina. Solamente ispirato al "Giro di vite" di Henry James, The Others è una favola gotica che rimescola abilmente gli elementi drammatico-esistenzialisti in una cornice straordinariamente hitchcockiana.

Nella pellicola i protagonisti sono Grace e i suoi due bambini, allergici alla luce, che vivono in una casa isolata, su un'isola al largo delle coste inglesi. Fuori la nebbia cancella il mondo e, dentro, il buio alimenta le visioni e rende più sensibili i sensi, mentre si legge la Bibbia, si pensa al peccato e alla vita dopo la morte. Gli "altri" sono i vivi, i morti e quelli che moriranno. Dietro le tante porte chiuse e le tende tirate, ognuno deve imparare a riconoscere gli intrusi.
"Now children, are you sitting comfortably? Then I'll begin", è la frase pronunciata da Nicole Kidman nei primi istanti del film, citando la frase iconica dei racconti radiofonici dei programmi della BBC andati in onda negli anni '50. Ed è attraverso queste parole che si introduce la fervente idea di favola che pervade The Others: due piccoli bambini in stile Hansel e Gretel, una madre crudele e una strega in agguato. Elementi, della sceneggiatura di Amenàbar, destinati a ribaltarsi facendo più volte interrogare lo spettatore sui reali ruoli di vittime e carnefici, chi sono i veri buoni di questa storia? In The Others ogni personaggio è un antieroe che vive suo malgrado in un tetro e inquieto limbo. E se Nicole Kidman porta il fardello di uno dei personaggi più importanti della pellicola, dove Amenàbar la sceglie come incarnazione della stessa "Grace" di Hitchcock (non sono casuali le imitazioni del look della Kelly in diverse scene del film), ogni attore del piccolissimo cast fa il suo dovere come nelle migliori pièce teatrali. Imperscrutabili Fionnula Flanagan ed Eric Sykes nei ruoli dei domestici, quest'ultimo fortemente voluto nel cast dalla Kidman dopo averlo apprezzato in teatro.
In un continuo contrasto tra fede religiosa e realtà dei fatti, tra sentimenti e doveri morali, The Others si è trasformato con gli anni in un racconto senza tempo, grazie alle sue molteplici letture, ma soprattutto a un'atmosfera non demodé bensì citazionista, di un cinema americano posato e misurato scomparso diversi decenni prima, e rievocato da un suo cultore di tutt'altra nazionalità.

Amenàbar si prende il merito di imbastire anche le musiche, dal carattere fiabesco, e con questa sua terza pellicola conquista il box-office mondiale. È stato forse l'enorme successo del film, e il brusio generato dall'ingombrante twist finale, a renderlo uno dei tesori cinematografici più sottovalutati degli ultimi anni in fatto di critica e premi. Non sono mancati tuttavia i numerosi premi Goya nella sua patria, e qualche riconoscimento per la Kidman negli USA.
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