5 agosto 2017

Death Note - La recensione dell'adattamento di Netflix del celebre manga

Di Gabriele La Spina

Il promettente regista di You're Next e V/H/S, realizza per Netflix la trasposizione del famosissimo manga giapponese, divenuto già una serie anime nel 2006. Nonostante l'ottimo materiale a disposizione, quello di Adam Wingard è un adattamento senza identità e senza passione, che non giustifica la trasposizione occidentale del racconto di Tsugumi Ōba, e soprattutto genera dubbi sulla produzione di massa nella nuova era d'oro del piccolo schermo.

Dopo aver scoperto un quaderno soprannaturale, cadutogli direttamente dal cielo nei primi istanti del film, che ha il potere di consentire di uccidere chiunque, uno studente di nome Light inizia una personale crociata contro il Male al fine di governare il mondo come un dio benevolo nei confronti dell'umanità. Un letale gioco del gatto col topo avrà inizio quando un detective solitario si metterà sulle tracce del giovane nel tentativo di porre fine una volta per tutte alle sue azioni. Il film di Wingard incamera tutti gli elementi possibili del manga d'origine e senza ambizione abbozza ogni genere, dall'horror al crime, fino a un'annacquata love story adolescenziale.
Le centrate atmosfere dark non bastano a sormontare una sceneggiatura superficiale e frettolosa artefice della natura frammentaria del film. Con la sua estetica senz'anima Death Note, più che un lungometraggio è una sorta di lungo trailer. Ambendo alla realizzazione di un coming of age horror in stile It Follows, Wingard ne eredita i rallenty e le musiche synth (oltre a diversi accostamenti stridenti di musica pop anni '80 a momenti di dramma, che invece di ironizzare banalizzano la scena), e realizza piuttosto uno dei più brutti capitoli di Final Destination. Se film come Dragon  Ball e Ghost in The Shell ci hanno insegnato qualcosa è che difficilmente il white washing può avere successo nell'adattamento di un racconto che trova le sue radici nella stessa cultura nipponica. Non basta l'inserimento di alcuni personaggi secondari dal Sol Levante, così come l'ausilio di nomi sulla carta promettenti come il giovane Nat Wolff, e un caricaturale Willem Dafoe alla voce del demone Ryuk; dove nemmeno la realizzazione tecnica dell'inquietante personaggio aiuta, paradossale poi pensare che Jennifer Kent con un budget notevolmente inferiore abbia fatto cose ben più grandi con il suo capolavoro horror Babadook. 

Death Note è un film che deluderà sicuramente i fan del manga così come gli amanti dell'horror alla ricerca di una storia fuori dai tipici canoni del genere. Il film di Wingard non è né cinema né televisione, bensì un tentativo mal riuscito a causa di pura mancanza di idee. Death Note sarà disponibile su Netflix dal 25 agosto.

VOTO: 5/10

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