31 agosto 2017

Venezia 74: Zama - La recensione

Di Edoardo Intonti

Zama è una pellicola argentina delle più attese quest'anno nel circolo autoriale sudamericano, presentata anche a Cannes, ma non rientrata nel concorso a causa del ruolo di produttore di Almodovar, (che quest'anno fu a capo della giuria), la pellicola è diretta dall'argentina Lucrecia Martel.

Si tratta di una trasposizione dell'omonimo romanzo storico sudamericano, uno dei più celebri in patria, scritto da Antonio di Benedetto nel 1956. La vita sfortunata di un funzionario della corona spagnola, confinato in nell'inospitale Paraguay del XVIII secolo e del suo tentativo di ritornare dalla sua famiglia.

La pellicola procede lenta, con pochi dialoghi, molti dei quali bisbigliati o nella lingua degli Indios, facendo quasi passare l'intreccio in secondo piano. Questa pellicola, dalla fotografia a dir poco spettacolare, e' un tableaux vivant dei meglio riusciti dai tempi di Berry Lyndon, facendoci rivivere, per tutti i suoi 115 minuti i panorami suggestivi del Paraguay, la boriosa burocrazia delle colonie del 1700 e le condizioni di vita delle persone dell'epoca. Non c'è una scena in cui un accostamento di colore o una composizione delle forme non sia meritevole di essere appeso alle pareti. Peccato per la narrazione, che diventa un po' difficile da seguire.

VOTO: 7,5/10

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