29 settembre 2017

120 battiti al minuto - La recensione del film vincitore del Grand Prix al Festival di Cannes 2017

Di Simone Fabriziani

Scelto come titolo portabandiera per la Francia ai prossimi Academy Awards, 120 battiti al minuto è il terzo lungometraggio scritto e diretto da Robin Campillo (lo abbiamo conosciuto abile sceneggiatore per titoli come La classe, Les Revenants e Eastern Boys), vincitore del Grand Prux du Jury all'ultimo Festival di Cannes e , di diritto, uno dei lungometraggi definitivi sulla tematica legata all'epidemia AIDS e sulle terribili conseguenze sulla comunità LGBT del tempo.

Agli inizi degli anni Novanta nasce Act Up, un'organizzazione di attivisti che hanno come scopo quello di richiamare l'attenzione sull'Aids e sulle conseguenze che l'Hiv ha sui malati. A fondarla è un gruppo di militanti, qualche tempo prima dell'inizio dell'applicazione della triterapia. Tra le fila di Act Up, il giovane Nathan (Arnaud Valois) vedrà la sua vita cambiare grazie all'incontro con il radicale Sean (Nahuel Pérez Biscayart).



Film dalla durata-fiume e solo apparentemente narrativamente tipizzato e lineare, 120 BPM scavalca le stereotipizzazioni del cinema LGBT di genere ( e non si può non tornare alla mente a titoli più o meno recenti come The Normal Heart e Dallas Buyers Club) attraverso un racconto semplice portato sul grande schermo grazie però ad un linguaggio efficacissimo: in equilibrio tra cinema-veritè nel ritratto quasi documentaristico delle sequenze dei dibattiti e delle manifestazioni di Act Up e intima storia di un amore consumato e bruciato in nel tempo di una candela, il film di Campillo trova la sua carta vincente nella pervadente allegoria della guerra.

Le lotte, le manifestazioni, i dibattiti, il conto alla rovescia degli attivisti affetti da sieropositività, gli amori rubati, sono tutti strumenti di lavoro messi a disposizione del regista per creare uno straordinario affresco delle urgenze pubbliche e private dell'epidemia AIDS dei primi anni '90 in una Parigi  borghese e solo apparentemente progressista. Un affresco che vive anche di commoventi sospiri di due cuori che battono alla stessa frequenza dei bpm della assordante disco music del decennio, manifesto melodico di un vero e proprio racconto di guerra dove i caduti sono gli eroi silenziosi di una barricata contro il perbenismo e l'indifferenza di una società occidentale alle soglie del nuovo millennio ancora presa a fare i conti con i propri pregiudizi.
"120 battiti al minuto" è il war movie dedicato ai soldati dell'epidemia AIDS di cui il cinema aveva definitivamente bisogno.

VOTO: 8,5/10


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