1 settembre 2017

Venezia 74: The Insult - La recensione del film di Ziad Doueiri papabile Leone d'Oro

Di Simone Fabriziani

Tra le sorprese di un concorso fino ad ora solido e inaspettatamente di alto livello, arriva il film solo apparentemente di natura processuale The Insult, piccolo gradito regalo in Laguna dal regista libanese Ziad Doueiri, insospettabile camera operator negli anni '90 per Quentin Tarantino. E si vede.

Basato su una sceneggiatura originale scritta a quattro mani dallo stesso Doueiri e da Joelle Touma, "The Insult" racconta i conflitti interni alla società e alle compesse strutture sociali dell'attuale Libano attraverso l'escamotage narrativo dell'offesa verbalea cui segue una contro-reazione fisica; l'uragano mediatico che travolge Toni, un libanese cristiano e Yasser, rifugiato palestinese dopo una banale lite dalla natura logistica, raggiunge delle proporzioni inaspettate coinvolgendo le organizzazioni burocratiche dello stato libanese, costringendo il sistema giudiziario del pasese del Medio Oriente a soppesare questioni morali che affondano le loro radici nella storia del Libano stesso.

Furioso e dinamico patchwork di scrittura cinematografica, The Insult usa il potere della parola e del dialogo tra i vari personaggi (e le varie fazioni che si costruiscono via via attorno ad essi) per creare un ideale ponte che concili l'antico (ma tanto contemporaneo) astio tra cristiani e palestinesi in territorio libanese. Poco importa se la seconda parte della pellicola si immerge nella struttura processuale più tradizionale, capace anzi in questo contesto di esaltare la banalità dell'odio culturale, superabile soltanto attraverso un incessante e costruttivo dialogo, a tutti i costi.

Possibile titolo papabile al maggior numero di riconoscimenti a Venezia 74, se non addirittura un realistico Leone d'Oro.Ma la strada è ancora lunga sette, insensi giorni di film in competizione.

VOTO: 8/10
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