9 settembre 2017

Venezia 74: La Fidèle - La recensione

Di Daniele Ambrosini

La Fidele è semplicemente uno dei film peggiori passati a quest'ultima edizione del Festival di Venezia. Dopo Chi è senza colpa, accolto positivamente dalla critica, il regista Michael R. Roskam torna con un film deludente sotto ogni punto di vista. La bella e brava Adele Exarchopoulos, tornata protagonista dopo l'exploit de La Vita di Adele, non riesce a tenere a galla il film che rappresenterà il Belgio si prossimo premi Oscar.
La pellicola di Roskam racconta la storia d'amore tra Bénédicte e Gino, detti Bibi e Gigi. Lei pilota di auto da corsa, lui sedicente venditore di automobili. I due si conoscono dopo una delle gare di Bibi e ben presto si innamorano. Bibi una sera, quasi per gioco, chiedere a Gino se può fidarsi di lui e ad una risposta affermativa segue la domanda: "qual è il tuo più grande segreto?". Qui il punto di svolta. Lui risponde di essere membro di una gang che rapina banche con una tale nonchalance che Bibi pensa stia scherzando e si fa una bella risata. Ed invece Gino non scherzava affatto. Procede tutto a gonfie vele fino a quando un colpo non fallisce, ma il loro amore è più forte di (quasi) qualunque imprevisto.

All'inizio del film si avverte qualche battuta fuori posto, qualche ingenuità di scrittura, ma è nella seconda parte che parte il teatro dell'assurdo e del melenso che trasforma un film mediocre in uno pessimo. Da thriller il film si fa melodramma classico e convenzionale che tenta colpo di scena su di colpo di scena, non importa quanto scontato, assurdo o telefonato sia, pur di risollevare le sorti del film. Pure i protagonisti risultano monodimensionali e poco curati. Insomma il problema vero e proprio del film risiede in una sceneggiatura che rasenta costantemente il ridicolo. La regia di Roskam, classica e schematica, da a La Fidele un tono drammatico eccessivamente marcato che rende il film fin troppo serioso. Un disastro su tutta la linea che si sarebbe potuto salvare solo con un po' di sana ironia perché, con tutta la buona volontà, una storia così poco credibile carica di un'aura drammatica così forte risulta solo snervante.

VOTO: 4,5/10


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