16 ottobre 2017

Mindhunter - La recensione della serie Netflix prodotta da David Fincher

Di Simone Fabriziani

Mettetevi comodi, aprite le vostre menti e preparatevi a viaggiare nei meandri del cervello dei più rinomati e perversi serial killer della storia americana degli anni '70; questa, e molto altro in più, è l'ambizione della serie Mindhunter, secondo prodotto targato Netflix prodotto e diretto, soltanto in quattro dei suoi dieci episodi, dal regista di culto David Fincher.

Creata e scritta da Joe Penhall su ispirazione del libro "Mindhunter" di John Douglas e Mike Olshaker, la serie Netflix racconta con piglio asciutto e profonda maestria nella profilazione psicologica dei personaggi la nascita dell'unità di scienze comportamentali dell'FBI grazie al tenace lavoro in coppia degli agenti Holden Ford (Jonathan Groff ) e Bill Tench (Holt McCallany) che durante gli anni '70 ha rivoluzionato la caccia ai più perversi killer seriali che imperversavano negli Stati Uniti; il metodo era quello, impensabile per l'epoca, della conversazione faccia a faccia con i prigionieri più efferati per scoprire, tramite l'immedesimazione e l'empatia per le lo loro sanguinose storie, una nuova pista investigativa per catturare gli psicopatici più temibili.


Magistralmente incorniciata dai quattro episodi di apertura e chiusura diretti da Fincher, Mindhunter è la serie televisiva di cui tutti stanno parlando e di cui si parlerà nei mesi a venire, e a ragion veduta. Se molti incontreranno similitudini nella processazione delle indagini e nell'approccio rivoluzionario agli scritti di Thomas Harris e alle investigazioni iconiche raccontate nei libri ( e nelle trasposizioni cinematografiche e televisive) Red Dragon , Hannibal e Il silenzio degli innocenti, non dovreste sorprendervi; Mindhunter racconta coscienziosamente i retroscena burocratici e privati della nascita dell'unità FBI predisposta alle scienze comportamentali.

Rischiarato dalle fredde luci della fotografia che hanno ormai marchiato l'impianto della mise en scéne del cinema di Fincher, la serie investigativa di Penhall è un viaggio introspettivo scevro da sensazionalismi e colpi di scena; il linguaggio adottato dalla scrittura di Penhall e portato sul piccolo schermo dai registi dei dieci episodi è interamente giocato sul dialogo, qui portatore in carico dell'azione delle dinamiche complesse tra i vari personaggi coinvolti. Mindhunter è, a tutti gli effetti, l'altra faccia della medaglia dell'efferatezza dei crimini più violenti, quella votata all'interscambio, anche di stampo sociologico ed antropologico, tra agente dell'FBI e serial killer nella esasperante ricerca di una verità psicologica e comportamentale che spazzi via definitivamente la dicotomia tra bene e male assoluto. Tutto sommato è solo grazie al team di Ford e Tench che le scienze comportamentali hanno ottenuto sempre più una posizione privilegiata nel profiling delle menti criminali più efferate d'America, cercando un contatto comunicativo con tali menti disturbate che è più materia di psicologia di matrice freudiana che di detective story.

VOTO: 7,5/10

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