26 ottobre 2017

Red Oaks - La recensione della terza e ultima stagione della serie Amazon

Di Daniele Ambrosini

Nato dalla penna di Joe Gangemi e Gregory Jacobs, il coming of age targato Amazon Red Oaks, è probabilmente uno dei migliori racconti di formazione della televisione recente, nonostante il poco successo riscosso negli ultimi anni. Infarcito di elementi autobiografici della vita di Jacobs, da sempre assistente e grande amico di Steven Soderbergh, qui produttore esecutivo, la serie ha riportato in tv gli anni '80 in tempi non sospetti, prima ancora dell'enorme successo di pubblico di Stranger Things.
Ed è proprio in questo decennio che è radicata la storia di David Myers, che nel corso di tre estati è passato dall'essere un adolescente ad essere un giovane uomo catapultato nel mondo del lavoro, pieno di sogni ma dal futuro incerto. E proprio con questa terza stagione che, pur mantenendo un assetto corale, dedica sempre meno spazio ai personaggi secondari che è possibile concentrarsi maggiormente sul protagonista, prendersi un momento per guardare al passato con un po' di sana nostalgia per poi rivolgersi al futuro con determinazione e positività.

Negli ultimi sei episodi di Red Oaks assistiamo alla prima esperienza lavorativa di David nel mondo dello spettacolo, infatti dopo essersi trasferito dalla campagna alla Grande Mela trova lavoro come assistente produttore in un'azienda che si occupa di produrre video musicali e pubblicità. Essere assistente produttore sostanzialmente vuol dire essere sempre l'ultimo arrivato, prendere le ordinazioni del pranzo e svolgere i lavori che nessuno vuole fare. Ma a David sta bene così, sa che questa è la gavetta per poter prima o poi diventare un regista, nonostante il mondo e le probabilità sembrino contro di lui. Wheeler e Misty sembrano sempre più uniti e mentre lei sta per terminare gli studi per diventare igienista dentale, lui è intenzionato a comprarle un costoso anello di fidanzamento e per farlo dovrà accettare una richiesta piuttosto insolita della sua professoressa di letteratura. I genitori di David invece sembrano aver trovato la felicità: Judy ha trovato il coraggio di fare coming out, mentre Sam ha una nuova fiamma e sembra intenzionato a dare una svolta radicale alla sua vita inseguendo il sogno di aprire un ristorante. Il soggiorno di Getty in prigione non si rivela poi così traumatico, anzi sembra quasi una vacanza, ma viene disturbato quando scopre che i soci del country club hanno intenzione di vendere il Red Oaks. Anche per Nash la notizia della vendita è un colpo durissimo, a 40 anni vissuti da eterno adolescente si ritrova a dover fare i conti con il proprio futuro per la prima volta. David tornerà al Red Oaks per girare un video contro questa acquisizione.

Il Red Oaks non è più lo scenario prediletto della serie, infatti questi ultimi episodi sono ambientati principalmente a New York. Il Red Oaks è ormai luogo di nostalgia e di ricordi, con la vendita del country club si chiude una fase importante della vita di tutti i personaggi perché in un modo o nell'altro il Red Oaks rappresentava una certezza per ognuno di loro. Ora da David a Getty, tutti sono costretti a guardarsi avanti e a realizzare che quella parte della loro storia è conclusa. Molti personaggi delle passate stagioni appaiono velocemente per poi uscire definitivamente dalla vita di David, è il definitivo passaggio dalla sua vita da adolescente alla sua vita da adulto: questa è la perfetta conclusione di un coming of age misurato e molto divertente, che nel corso di tre stagioni è riuscito a migliorarsi sempre di più fino a giungere a realizzare un finale perfetto. Pur non essendo esente da momenti malinconici, questa terza stagione della serie prodotta e diretta da David Gordon Green non rinuncia mai alla sua ironia e non si dimostra mai emotivamente forzata, anzi c'è una certa onestà di fondo che rende tutta l'operazione davvero lodevole.
Una serie come Red Oaks torna a farci interrogare sulla necessità di storie di formazione in ambito televisivo. Nonostante il racconto seriale sembri essere quello più adatto per una narrazione di questo tipo, le produzioni di storie di formazione episodiche sono ancora pochissime e spesso di bassa qualità, perciò una serie come Red Oaks, a dispetto del poco successo di pubblico, è una produzione fondamentale per il suo genere, quasi al pari della rediviva Freaks and Geeks. Detto questo, siamo lieti di aver passato quest'ultima estate con David ed i suoi amici, e siamo sicuri che la loro assenza si farà sentire.

VOTO: 8/10


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