30 ottobre 2017

Roma 2017: My Friend Dahmer - La recensione del film sull'infanzia del mostro di Milwaukee

Di Daniele Ambrosini

My Friend Dahmer è un affascinante quanto stravagante graphic novel di John "Derf" Backderf, amico e compagno di scuola di Jeffrey Dahmer, serial killer noto come il mostro di Milwaukee che tra il 1978 e il 1991 ha ucciso 17 persone. Ora grazie al regista e sceneggiatore Marc Meyers, l'opera di Backderf diventa un film che riesce a coniugare con successo il biopic ed il coming of age, offrendoci un punto di vista privilegiato ed originale su un personaggio dalla psicologia unica.
My Friend Dahmer è basato sulle memorie di Derf, che ha conosciuto Dahmer durante il secondo anno di liceo e non lo ha più rivisto in seguito alla fine della scuola, questo lo colloca in un periodo piuttosto particolare della vita di Jeff, infatti nel 1978, tre settimane dopo aver conseguito il diploma, all'età di 18 anni, ha ucciso la sua prima vittima. My Friend Dahmer perciò racconta la sua tormentata adolescenza, racconta il periodo in cui le inconfessabili pulsioni iniziano a farsi sentire e Jeffrey Dahmer è ancora semplicemente Jeff, un freak alla disperata ricerca di attenzioni.

Jeff inizia ad essere conosciuto a scuola per una scherzosa imitazione dell'arredatore d'interni della madre, che ha una metà del corpo paralizzata e soffre di occasionali spasmi muscolari. Mentre molti lo trovano semplicemente strano, un paio di ragazzi lo notano e lo prendono in simpatia, iniziano ad autodefinirsi il suo "fan club" e a spingerlo a mettersi in ridicolo davanti a tutta la scuola. Il confine tra il ridere di Jeff e il ridere con Jeff è labile, ma a lui non interessa. Il padre vuole che sia più normale, che si faccia nuovi amici e che soprattutto abbandoni il suo macabro hobby: sciogliere animali morti trovati sul ciglio della strada nell'acido. Il padre è un chimico ed in un primo periodo aveva assecondato la curiosità scientifica del figlio fornendogli l'acido, ma adesso vuole solo che sia normale. La madre è una donna instabile, non estranea a manifestazioni psicotiche, che rende la vita della sua famiglia impossibile. Mentre i genitori sono prossimi al divorzio, Jeffrey inizia a scoprire e reprimere la propria omosessualità, a sviluppare tendenze omicide e pulsioni macabre. 

Ad interpretare magistralmente Dahmer è l'ex star di Disney Channel Ross Lynch, al suo primo ruolo significativo per il grande schermo. È grazie a Lynch e alla sua magnetica presenza se si riesce ad entrare in sintonia con un personaggio tanto controverso, se si riesce a vedere l'uomo nascosto dietro al mostro, dietro allo sguardo gelido e disilluso di un diciottenne in lotta contro sé stesso.
Meyers imposta il suo film come una progressiva discesa verso le tenebre, infatti ad una prima parte più convenzionale e a tratti ingenua segue un secondo tempo decisamente più maturo. Il film è un coming of age che ci racconta una formazione assolutamente negativa, che termina con il primo omicidio del mostro di Milwaukee. My Friend Dahmer narra solo quello che viene prima, mantiene un'atmosfera macabra ma non arriva a mostrare il vero orrore, infatti il film si conclude poche ore prima che Jeff compia quel primo efferato crimine; quel momento è preso come limite ultimo della sua formazione come persona, lì svanisce per sempre la sua innocenza ed inizia la definitiva discesa verso il male: questo è il limite oltre il quale il film di formazione non può spingersi.
Unendo il biopic ed il coming of age in maniera originale e funzionale, Marc Meyers ci offre un film atipico nel suo genere e ci propone un punto di vista originale e innovativo su una storia dal fascino oscuro. 

VOTO: 7,5/10

 
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