27 novembre 2017

Assassinio sull'Orient Express - La recensione dell'adattamento di Agatha Christie di e con Kenneth Branagh

Di Simone Fabriziani

Si è capaci di esportare le ironiche e taglienti parole scritte nei romanzi fiume di Agatha Christie alla sensibilità tutta contemporanea della necessità del cinema odierno di serializzazione e massificazione? Si può, e senza snaturare il materiale di origine, si può fare anche bene, senza pretese di autorialità e spocchia artistica. Assassinio sull'Orient Express di e con Kenneth Branagh ne è la riprova.
Hercule Poirot, rinomato investigatore belga, cerca di far luce sull'assassinio di un ricco americano sull'Orient Express, il treno più famoso del mondo. Tra eccentrici passeggeri e situazioni al limite, scoprirà che a bordo del convoglio nessuno è chi dice di essere.
Riprendendo le fila narrative di uno dei più celebri gialli letterari di Agatha Christie, Branagh realizza un lungometraggio il cui adattamento risulta più un'ambiziosa opera di intenti che una vera e propria operazione di rispetto e riverenza verso la maestra indiscussa del thrilling letterario del primo Novecento. Senza incappare intelligentemente nei paragoni scomodi di adattamenti passati come il piccolo capolavoro di Sidney Lumet  del 1975, il film di e con l'interprete britannico si adegua ai meccanismi della narrazione per il grande schermo tutta contemporanea ingaggiando uno stuolo impressionante di attori di varia estrazione per creare un affresco dinamico e aggiornato dei racconti di suspense della Christie.

La critica statunitense non ha però generalmente apprezzato la pellicola di Branagh, deputando le colpe del flop artistico al ritratto post-moderno e fin troppo action-made del detective belga interpretato dall'attore inglese, troppo lontano dalla delineazione letteraria e troppo agile nel risolvere il sanguinoso enigma a bordo dello sciagurato treno. A dire il vero, a gridare al disastro è stata forse la visione di insieme che Branagh apporta alla storia originale, portata a compimento grazie ad un linguaggio cinematografico ammiccante, dinamico e virtuosistico fino al parossismo; iperbolicamente votata all'autocompiacimento, la visione di Kenneth Branagh è, per paradosso, il valore aggiunto al suo adattamento post-moderno. Sebbene le decorazioni apportate da interpreti del calibro di Johnny Depp, Michelle Pfeiffer, Judi Dench , Penelope Cruz e Willem Dafoe arricchiscano la cornice, il cuore della tela affrescata da Branagh risiede proprio nel suo Hercule Poirot, ritratto idiosincratico di un detective all'avanguardia nel panorama letterario del primo Novecento che si adegua alla contemporaneità con charme, ironia e un pizzico di superbia necessaria a sopravvivere alla prossima avventura cinematografica, già in arrivo. Proprio come la tradizione seriale odierna comanda.

VOTO: 7/10

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