12 dicembre 2017

The Crown - La recensione della seconda stagione dello show originale Netflix

Di Simone Fabriziani

Lo sceneggiatore britannico Peter Morgan è un maestro assoluto della scrittura per il cinema e per la televisione, e a confermare una volta per tutte il suo straordinario talento arriva la seconda stagione di The Crown, show originale targato Netflix da lui creato nel 2016 e subito balzato in alto nei consensi unanimi di pubblico e critica, con numerosi premi annessi.
La cronistoria per il piccolo schermo dell'ascesa al trono d'Inghilterra di Elisabetta II si tinge al suo secondo appuntamento televisivo di epica della narrazione, sfumature tipiche del mélo sentimentale e dramma dai caratteri fortemente storici e sociali. Amalgamando con maestria e forte senso del racconto per immagini e parole, Morgan racconta il lasso di tempo che va dal 1957 al 1963 del regno della monarca ad oggi più longeva della storia occidentale, pennellandone le vicissitudini pubbliche e private grazie ad un cast di fuoriclasse britannici capitanati dalla conferma dello straordinario talento della giovane Claire Foy.

Seguendo una struttura più episodica rispetto alla prima stagione televisiva, il secondo appuntamento con The Crown è un viaggio appassionante tra scandali, vicende private, vicissitudini diplomatiche e pungenti character study che riportano in vita attraverso un affresco vivido ed inedito le tribolazioni di una monarca e della sua centenaria famiglia alle prese con una società, quella britannica ma anche occidentale in senso più ampio, che agli inizi degli anni '60 fatica a trovare un posto nel quadro del grande cambiamento.

In fin dei conti, The Crown è anche e soprattutto l'occasione per Peter Morgan di realizzare un complesso ed intelligente gioco di specchio a riflesso, dove i grandi cambiamenti non sono altro che il filtro narrativo di cui lo sceneggiatore si ingegna per raccontare, tutto sommato, la vicenda privata di una relazione amorosa (quella tra Elisabetta e Filippo), ancora legata agli stretti lacci della tradizione e dell'etichetta reale ma che vive i tumulti e gli aggiustamenti di un mondo occidentale sull'orlo della rivoluzione sociale. Dal privato al pubblico, dal pubblico al privato, la seconda stagione di The Crown è il coronamento (pardon per il gioco di parole) della sensibilità dello sceneggiatore inglese nel saper dipingere le contraddizioni di un'intera nazione attraverso gli occhi, le parole e el tribolazioni dei suoi più grandi protagonisti. 
Una visione umanistica della Storia già attuata con successo da Peter Morgan in prodotti per il grande schermo di sopraffina fattura come The Queen, Frost/Nixon - Il duello e Rush.

VOTO: 8/10


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