18 gennaio 2018

Greta Gerwig potrebbe essere la quinta donna nominata all'Oscar per la miglior regia

Di Gabriele La Spina

Quando agli scorsi Golden Globe, l'attrice Natalie Portman è stata chiamata sul palco per presentare il premio al miglior regista dell'anno, assegnato a Guillermo del Toro, la sua frase di enunciazione della cinquina non sarebbe potuta essere più emblematica: "And here are the all-male nominees". Prima di definire tale come un'inutile polemiche, le parole dell'attrice hanno un forte fondamento poiché nonostante i molteplici talenti registici femminili visti nel corso dei decenni, davvero in poche sono riuscite nel traguardo di una nomination ai premi maggiori.

Se poi ci si concentra sugli Oscar, la partita è ancora più ardua. La prima regista nominata alla statuetta degli Oscar è stata infatti, solo 1977, la nostrana Lina Wertmüller, riconosciuta per il suo Pasqualino Settebellezze, che nella stessa stagione è stata anche la prima donna mai nominata ai Directors Guild of America; perdendo contro John G. Avildsen per la regia di Rocky. Più di 15 anni sarebbero passati per avere nuovamente una donna nominata alla miglior regia, e dopo un'italiana è stato il turno di una neozelandese, l'eccezionale Jane Campion per lo struggente Lezioni di piano. Quell'anno la Campion non vinse la statuetta per la miglior regia, destinata a Steven Spielberg per Schindler's List, ma si portò a casa l'Oscar alla miglior sceneggiatura originale, avendo conquistato inoltre il primato di prima e unica donna a vincere la Palma d'Oro a Cannes per la stessa pellicola. Una storia destinata a ripetersi, nuovamente dopo un lungo slancio temporale, infatti solo dieci anni dopo la giovane Sofia Coppola riceve la nomination nella categoria registica per Lost in Translation, conquistando come la Campion solo l'Oscar per la miglior sceneggiatura originale. Ma otto anni dopo, un'inarrestabile Kathryn Bigelow ha saputo fare la storia, riscattando ogni regista finora non premiata nella categoria, diventando la prima regista a vincere l'Oscar con The Hurt Locker, e la prima vincitrice ai Directors Guild of America.


Solo quattro donne, che sarebbero potute essere il doppio o il triplo, se si pensa alle molteplici registe passate negli anni scorsi. Ma un caso clamoroso di "oscar snub" è quello di Barbra Streisand, vincitrice di due premi Oscar, come miglior attrice protagonista per Funny Girl e per la miglior canzone originale per A Star Is Born, fu molto vicina alla nomination per la miglior regia con il film Yentl nel 1984, caso eccezionale poiché la Streisand è in effetti l'unica donna ad aver mai vinto il Golden Globe per la miglior regia, destinata a essere ignorata poi dagli Oscar.
E forse proprio in questo caso si distingue il peso dei Directors Guild of America, dove la regista non fu nominata per il suo musical, mentre Greta Gerwig per Lady Bird sì. La regista del coming of age autobiografico ha infatti dalla sua numerosissime nomination, sia per la regia sia per la sceneggiatura, nonostante l'inspiegabile assenza ai Golden Globe, che ha forse scaturito la risonante frase della Portman. Eppure la Gerwig sarà con altissime probabilità la quinta donna nominata all'Oscar, e chissà se non seguirà proprio lo stesso destino di Campion e Coppola, rientrando nella cinquina dei registi e portando almeno a casa l'Oscar per la miglior sceneggiatura originale, nonostante la forte concorrenza di straordinarie scritture da penne maschili, come quella di Martin McDonagh per Tre manifesti a Ebbing, Missuori; già vincitore ai Golden Globe.

È una storia che purtroppo si ripete solo con cadenza decennale, e che ci troviamo in un periodo di rivoluzione femminile, tra movimenti e iniziative come Time's Up, poco centra. La probabile conquista della nomination rappresenta per la Gerwig l'affermazione di una carriera da regista finora rimasta sopita, lavorando solo come sceneggiatrice saltuariamente e attrice, e l'aggiunta di un nuovo talento, tra le tante visioni femminili del cinema contemporaneo. Ma il basso numero di nomination alle donne per la regia, non prova affatto che quello del regista sia un mestiere prettamente maschile, bensì una visione forse distorta della comunità artistica, forse destinata a cambiare. Le quattro donne nominate all'Oscar nel corso degli anni, sono donne dal potente sguardo cinematografico ben definito, lontane dai mestieranti del settore, autrici del cinema. E se c'è una dote attribuibile alle regie femminili, è proprio quella di trasportare in una visione delle cose alternativa, basti pensare alle pellicole di Sofia Coppola, dove lo spettatore così come lo stesso cast della pellicola, si ritrova in una sorta di bolla, all'interno dell'universo soffuso della regista. Così hanno fatto le registe "bad ass" come Campion e Bigelow, così come moltissime altre che non hanno raggiunto, forse perché senza una major alle spalle che credesse in loro, lo stesso traguardo della nomination all'Oscar. Lynne Ramsay per ...E ora parliamo di Kevin, Jennifer Kent per Babadook, Kimberly Peirce per Boys Don't Cry, Andrea Arnold per American Honey, Patty Jenkins per Monster; che qualcuno avrebbe voluto vedere quest'anno nominata per il cinecomic Wonder Woman, sono i nomi più sentiti da citare, e di quest'anno anche Dee Rees per Mudbound di Netflix, che forse in assenza della Gerwig avrebbe avuto lo stesso posto, anche perché due donne nominate all'Oscar per la miglior regia nello stesso anno sarebbe pura utopia. E perché? 
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...