15 gennaio 2018

Il vegetale - La recensione del nuovo film di Gennaro Nunziante con Fabio Rovazzi

Di Dario Ghezzi

Il cinema italiano è in crisi? Come potrebbe non esserlo se una delle produzioni più attese di questo inizio 2018 è Il Vegetale di Gennaro Nunziante, già regista per Checco Zalone e che vede nel cast Fabio Rovazzi. Paradossalmente, la web star fenomeno di youtube e che è diventata un vero e proprio idolo dei giovani con Andiamo a comandare è l’ultimo problema di questa pellicola nelle sale dal 18 gennaio.
La trama de Il Vegetale è presto detta. Fabio è un giovane ventitreenne appena laureato che sogna di lavorare nel mondo della pubblicità ma la prestigiosa azienda per cui fa il colloquio gli propone di distribuire i volantini. Tuttavia, qualcosa cambia nella sua vita quando il padre ha un incidente e va in coma e lascia a lui la gestione della sua azienda. Fabio, ragazzo integerrimo, si ritrova ad avere a che fare con cose poco pulite e con una giovane sorellastra abbastanza irriverente. Un giorno arriva una telefonata in grado di cambiargli la vita ma nulla sarà come immaginato.
Il film, in un’ora e mezza, vuole affrontare tramite i toni della commedia uno dei problemi più impellenti del Paese e cioè il difficile mondo del lavoro. Fabio diventa uno stagista sottopagato, sperando di poter essere, un giorno, assunto nell’azienda e realizzarsi professionalmente. Tuttavia, quello che deriva dal lavoro di Nunziante è un pastrocchio banale senza troppi guizzi e che sembra quasi accartocciarsi su se stesso e auto parodiarsi. L’assenza di Checco Zalone, evidentemente osannato da tutti (a torto o ragione), si sente e come e Rovazzi non riesce a dare il giusto carisma alla pellicola, diventando veramente un “vegetale” in balia di una trama poco avvincente. Contrariamente alle aspettative, la recitazione di Rovazzi non risulta così pessima ma il plot assolutamente banale e scialbo lo inghiotte e lo trascina in basso. Unica nota positiva è sicuramente Luca Zingaretti, in un ruolo inedito del film. Sofferente anche la performance di Ninni Bruschetta nei panni del padre del protagonista mentre convincente è Alessio Giannone, il Pinuccio della tv, nel ruolo del coinquilino di Rovazzi.

Il Vegetale ironizza sull’italiano medio, passando dall’eccesso di cafonaggine e disonestà a picchi di (h)onestà a dir poco risibili. E, probabilmente, è proprio all’italiano medio che si rivolge, quello che si mette in modo passivo e inerte davanti alla tv e che va al cinema per passare la domenica pomeriggio. Un film brutto onestamente e se il cinema italiano è questo, meglio che muoia


VOTO: 4/10

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