11 gennaio 2018

Insidious: L'ultima chiave - La recensione del quarto capitolo della saga horror

Di Simone Fabriziani

La dottoressa Elise Rainier, brillante parapsicologa, deve affrontare la sua ossessione più terribile: la casa di famiglia in cui è cresciuta, ha scoperto i suoi poteri e ha subito le violenze del padre. La casa è la stessa in cui vive Ted Garza, un uomo che ha richiesto il suo aiuto e quello dei suoi due partner, Specs e Tucker. Con un tuffo nel passato del misterioso personaggio deus ex-machina dell'intera serie horror inizialmente diretta da James Wan si apre Insidious 4 - L'ultima chiave, quarto capitolo della fortunata saga del brivido prodotta dalla prolifica Blumhouse.
Al quarto appuntamento con l'orrore e il paranormale si torna indietro negli anni '50 per scandagliare il misterioso passato della parapsicologa Elise (Lin Shaye) e per trovare la "chaive" che possa aprire le porte all'avido spettatore della fortunata serie alla comprensione di come Elise sia diventata un tramite privilegiato tra il mondo dei vivi e quello dell'oscuro aldilà, popolato come da tradizione del cinema horror di Wan da demoni e creature appartenenti al peggiore degli incubi umani.
Il film diretto da Adam Robitel e scritto ancora da una volta da Leigh Whannell (creatore anche dell'universo narrativo della saga di Insidious e comic relief della serie nei panni del "ghostbuster" Specs) non è beendetto però dalla carica originale e propulsiva di orrore che scaturiva dai primi due episodi diretti da James Wan, a tutt'oggi dei piccoli cult del genere cinematografico: Robitel getta invece il quarto capitolo nella fossa dei serpenti del cliché del cinema dell'orrore, adagiandosi sulla faciloneria da sciocchi jump scares ed un tessuto narrativo debole, ricco di ingenuità di sceneggiatura (ma non avremmo di certo super-analizzato ulteriormente una pellicola dal target giovanile) e più vicino ad un viaggio orrorifico dalle parti di Alice nel paese delle meraviglie in chiave dark. Il risultato delude le aspettative però, e fa in modo di sentirsi irrimediabilmente nostalgici di quello che il regista James Wan aveva realizzato (con successo e risultati decisamente superiori) all'interno della pur lucrosa saga di Insidious.

VOTO: 5/10


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