6 gennaio 2018

The End of the F***ing World - La recensione della nuova serie Netflix

Di Daniele Ambrosini

La nuova serie prodotta da Netflix in collaborazione con Channel 4, arriva sugli schermi del servizio streaming dopo essere stata trasmessa dal canale inglese lo scorso ottobre e già dall'irriverente titolo promette di fare scintille. In The End of the F***ing World tutto è sopra le righe ed intrinsecamente comico, il tono sprezzante della scrittura si sposa perfettamente ad una serie che abbraccia in egual misura coming of age e commedia nera, pur non riuscendo a brillare sulla lunga distanza.

Alex Lawther (Kenny nell'apprezzato episodio di Black Mirror "Zitto e Balla") e Jessica Barden (già vista in Penny Dreadful e The Lobster) interpretano James e Alyssa, due diciassettenni protagonisti di una storia d'amore surreale e di una disperata fuga attraverso l'Inghilterra. Il primo è un ragazzo con seri problemi relazionali, convinto di essere uno psicopatico pronto ad uccidere la sua prima vittima. Alyssa è la nuova arrivata a scuola, anche lei emotivamente instabile ed incompresa dai coetanei, che finisce per avvicinarsi a James e ad innamorarsi di lui. In un primo momento James identifica in Alyssa la vittima del suo primo omicidio e finge di essere innamorato di lei per ottenere la sua fiducia ed ucciderla. Dopo poco tempo i due ragazzi iniziano un viaggio on the road, una fuga d'amore e di sangue che li porta ad evadere dalle loro noiose vite nei sobborghi e li segnerà per sempre. 

I primi episodi di The End of the F***ing World fanno un ottimo lavoro di costruzione dei personaggi, i due outsider protagonisti di questo assurdo quanto amabile viaggio sono due personaggi credibili dal punto di vista psicologico nei confronti dei quali si crea da subito una forte empatia, sono loro l'aspetto migliore della serie. Le interpretazioni credibili e calibrate di Lawther e Barden rendono James ed Alyssa due personaggi affascinanti, caricaturali ed ironici al punto giusto ma mai eccessivi nelle loro adorabili quanto caratteristiche stranezze che sono il vero motore della serie. Altro punto forte è l'atmosfera dolce ma leggermente dark, come intrisa di una qualche nostalgia, che si viene a creare fin da subito grazie all'aiuto di una suggestiva fotografia stile anni '90 e di un uso sapiente della colonna sonora. I primi quattro episodi sono uno meglio dell'altro, la seconda metà della stagione però funziona molto meno della prima parte; infatti i quattro episodi conclusivi presentano una poco allettante sottotrama poliziesca e reimpostano le coordinate della storia in seguito ad un repentino colpo di scena. Non che la seconda metà della serie non sia gradevole, anzi, il problema principale è che inizia a diventare fin troppo evidente come il formato scelto per la serie stia troppo stretto ad una storia che avrebbe meritato uno sviluppo ben più ampio. L'impressione che otto episodi da 20 minuti l'uno siano troppo pochi e troppo costrittivi per la narrazione si ha fin da subito in realtà, ma i primi episodi scorrono così veloci che si ha quasi la sensazione di aver assistito ad un unico lungo episodio.

Con le sue due ore e mezza di durata complessiva viene da pensare che forse il fumetto da cui è tratto The End of the F***ing World avrebbe guadagnato molto nell'essere adattato in un film piuttosto che in una serie tv con formato da sit-com (cosa che non è affatto); allo stesso modo una stagione con episodi da 40-50 minuti avrebbe dato alla storia maggiore respiro ed avrebbe evitato l'accumulo verso cui la storia va incontro nella seconda parte che conduce ad un finale frettoloso e ben al di sotto delle potenzialità di questo simpatico e colorito adattamento. Una serie dal respiro più ampio avrebbe inoltre offerto più spazio per esplorare la psicologia dei due protagonisti e per assistere allo sviluppo del loro rapporto, comunque reso in modo incredibilmente realistico nonostante il poco tempo a disposizione. 

In conclusione The End of the F***ing World è una serie divertente, ben interpretata, molto veloce da guardare e pienamente godibile che riesce a fondere in maniera efficace un racconto di formazione con la commedia nera, ma nonostante questo finisce per pagare lo scotto della sua durata eccessivamente ridotta.

VOTO: 7,5/10


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