7 marzo 2018

Collateral - La recensione della miniserie con Carey Mulligan

Di Giulia Sinceri

Le miniserie inglesi più le trame ricche di spie e complotti: un matrimonio d’amore. Dopo The Game, London Spy e The Night Manager è infatti il turno di Collateral, miniserie in quattro puntate diretta da S. J. Clarkson e scritta da David Hare (candidato all’Oscar per le sceneggiature di The Hours e The Reader), mentre la protagonista della serie è Carey Mulligan, qui nei panni della detective Kip Glaspie.

Si tratta di un ruolo decisamente insolito per l’attrice di Suffragette e Mudbound, tanto che lei stessa riteneva di essere poco credibile come poliziotto: eppure la sua interpretazione risulta certo l’elemento più convincente di una miniserie dai tanti, troppi difetti. La sospensione dell’incredulità da parte dello spettatore viene infatti messa a dura prova più volte, sin dalla prima puntata, la quale si apre col misterioso assassinio del pony express Abdullah Asif. Vi sono due testimoni del delitto: una è Karen, ex moglie del deputato laburista David Mars, che guarda caso conosce anche Linh, l’altra testimone nonché compagna di Jane, un vicario gay che però anni prima ebbe una storia con David. Connessioni confusionarie e poco plausibili, che oltretutto danno vita a storyline a cui francamente è difficile interessarsi, in quanto alla fine risultano flebilmente legate alla vicenda principale dell’omicidio di Asif. L’idealismo di David e i suoi sforzi per metterlo in pratica, Jane che cerca di scegliere tra la sua parrocchia e l’amore, sono note di colore che sembrano create unicamente per infilare la politica e l’omosessualità in una trama già piena zeppa di tematiche attuali. 

Di fatto abbiamo anche il traffico di migranti, la violenza sulle donne, la dipendenza dal gioco, il clima sessista dell’esercito, il disturbo da stress post-traumatico dei soldati tornati dal fronte, il razzismo, nonché la parte dell’indagine vera e propria, durante la quale ci si può rilassare un momento grazie alla calma serafica di Carey Mulligan nei panni di Kip Glaspie. Del suo personaggio sappiamo poco o niente, se non che aspetta un bambino (ma lei non ne parla mai, nella serie poi la si vede correre di qua e di là fulminea e competente. E pensare che era incinta anche nella realtà) e che, prima di un clamoroso incidente, è stata una grande atleta. Eppure, nonostante la nostra scarsa conoscenza nei suoi confronti, non è difficile provare empatia per il suo personaggio, aiutati in questo soprattutto dalla recitazione superlativa di Carey Mulligan, salvatrice della serie Collateral in tutti i sensi: oltre a indagare imperterrita sulla morte di Asif nonostante sconfortanti ostacoli, riesce anche a risollevare lo spirito dello spettatore, provato dal patchwork disomogeneo delle varie sottotrame nonché dal loro gusto insipido. 

VOTO: 6/10


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