22 giugno 2018

Da 'American Pastoral' a 'La macchia umana': I 5 migliori film tratti dai romanzi di Philip Roth

Di Giorgia Colucci


Classe 1933, Philip Roth è un nome noto più agli appassionati di letteratura che a quelli di cinema. Questo scrittore statunitense è stato infatti uno dei più importanti della sua generazione, uno di quelli che ha saputo raccontare l’America così come era. 
Spesso candidato al Nobel, non è mai riuscito a raggiungere l’ambito riconoscimento; tuttavia le sue opere non hanno mai ottenuto numerosi premi e sono state trasmessa in gran parte anche al mondo della cellulosa. Dal dramma sul Vietnam, Goodbye Columbus! sino a La Macchia Umana, sono state infatti numerose le sue storie che hanno avuto nuova vita sullo schermo, in particolare negli ultimi anni.

Ecco perché, oggi 22 giugno, ad un mese dalla sua morte, avvenuta il 22 maggio 2018, possiamo ricordarlo con i migliori 5 film tratti dai suoi romanzi.

Lezioni d’ amore (2008)
dir. Isabel Coixet
Tratto dal romanzo “L’animale morente” del 2001, Lezioni d’amore di Isabel Coixet è forse il film che raccoglie nel modo più delicato e completo i temi fondamentali della scrittura di Roth. La complessa storia d’amore e gelosia di David (Ben Kingsley) e Consuela (Penèlope Cruz) ha il sapore di un’elegia (questo era infatti il titolo originale del film). La cinepresa della Coixet riesce in qualche modo ad accarezzare l’incontro a mezza strada tra quest’anziano professore e scrittore disilluso e una giovane studentessa, piena di vita. In questo film, che pare un racconto registico e narrativo della bellezza stessa, la storia di Roth risulta esaltata ed il film non pare avere nulla da invidiare ai toni mesti e quasi sognanti del romanzo. Menzione di merito anche alla fotografia, che si allinea incredibilmente alla resa delle atmosfere.

Indignazione (2016)
dir. James Schamus
Tratto dall’omonimo romanzo del 2008, Indignazione potrebbe essere quasi un film autobiografico. In questa storia Roth pare cogliere uno dei suoi soliti scrittori disillusi nella sua età più giovane. Ne risulta un ritratto preciso e malinconico, che James Schamus recupera alla perfezione nella resa cinematografica. In uno scenario alla Full Metal Jacket, il giovane Marcus Messner viene raffigurato al traguardo della sua stanca vita di soldato e allora la voice over ci accompagna, in un circolo, a ripercorrere gli eventi  che lo hanno condotto a quel punto. Amore, desiderio e ateismo si mescolano nell'ambiente rigido e chiuso di un piccolo college dell'Ohio. Di particolare pregio è l’interpretazione di Logan Lerman, che fa emergere in egual modo le insicurezze e la decisione dell’eroe di Roth. I virtuosismi della macchina da presa, che spesso indugia in zenitali e primi piani, possono scusarsi agli occhi dei ritmi languidi e riflessivi del film, considerando questa storia come pura descrizione.

La macchia umana (2003)
dir. Robert Benton 
Tratto dall’omonimo e premiatissimo romanzo del 2000, La macchia umana è uno dei primi romanzi di Roth ad essere approdato sul grande schermo nel 2003. La regia di Robert Benton riesce ad intrecciare in modi quasi sempre fluidi due drammi appartenenti ad una stessa persona, Coleman Silk, interpretato da Anthony Hopkins. Anche qui è presente uno scrittore, Nathan Zuckerman (Gary Sinise) solo che in questa storia si mantiene ai margini, come un osservatore e la narrazione è diventa meta narrazione. Spesso tacciato di non aver abbracciato la vasta varietà di temi presente nel libro, La Macchia umana può apparire tuttavia come una narrazione interessante. Il maggiore disappunto probabilmente si riscontra nei momenti nei quali il dramma potrebbe essere dirompente, eppure appare come congelato in un eccesso di lirismo.La regia di Benton trova le sue forme migliori nei flashback del giovane Coleman e si raggiungono picchi recitativi solamente nei drammatici monologhi di Faunia Farely (Nicole Kidman), tuttavia non si può dire che questo film non renda completamente giustizia al romanzo. 

American Pastoral (2016)
dir. Ewan McGregor
American Pastoral del 2016 segna l’esordio di Ewan McGregor dietro la macchina da presa. Pur non essendo un inizio scoppiettante, si può dare merito all’attore scozzese di aver reso adeguatamente il dramma di Roth. Al centro della vicenda vi è, come prevedibile, un bucolico idillio moderno e tutto in stile americano. Agli ampi sorrisi e alla tranquillità della campagna e della piccola Newark (città natale di Roth), si oppongono il caos dell’America, degli anni ’60 e del Vietnam.
Nell’incipit del film lo spettatore, come l’ignaro scrittore Skip, viene messo al corrente, come in una favola, della caduta del sogno americano, metaforizzata nello sfaldamento della famiglia dell’eroico Symon Levov, “ Lo svedese”. Il film appare godibile ed interessante, anche se nella prima parte fatica un pochino a reggere i cambi psicologici dei personaggi. Nella seconda parte, nella quale il dramma trova l’apice, sia l’interpretazione, che i movimenti di macchina di McGregor sono impeccabili. Lo spettatore può allora percepire tutto il dolore e la solitudine di un uomo abbandonato dalla figlia, dalla moglie e dalle istituzioni.

The Humbling (2014)
dir. Barry Levinson
Tratto dall’omonimo romanzo del 2009, The Humbling è un film retto unicamente dalla presenza e dall’interpretazione del grande Al Pacino. In un ruolo un po' diverso dalla filmografia d’azione che ha contraddistinto l’ultima parte della sua carriera, Pacino si cala nella storia puramente psicologica dell’attore decadente Simon Axler. La regia di Barry Levinson pare conformarsi ai movimenti interiori del personaggio e anche se talvolta i ritmi e la sceneggiatura sono un po' languenti, le atmosfere rarefatte sono efficacemente comunicate.
Anche qui viene raffigurata storia d’amore con un abbondante differenza d’età, come ne La Macchia Umana e in Lezioni d’amore; la cinepresa di Levinson indaga però due piani, quello mentale della follia e dell’allucinazione, e quello carnale, più crudo. In ultima analisi, The Humbling pare un ritratto dettagliato di una sveviana senilità.
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