2 giugno 2018

La terra dell'abbastanza - La recensione del film d'esordio dei fratelli D'Innocenzo

Di Massimo Vozza

La terra dell’abbastanza è la storia di Mirko e Manolo, due giovani amici della periferia di Roma che, dopo aver investito accidentalmente un pentito malavitoso, entreranno a far parte di un clan criminale, guadagnandosi così un ruolo, i soldi e il rispetto mai avuti e trasformando la tragedia in un’apparente occasione.
Il film d’esordio dei fratelli D’Innocenzo, presentato con plauso al Festival internazionale del cinema di Berlino nella sezione “Panorama”, riporta, ancora una volta, il cinema italiano nei sobborghi romani, senza aggiungere davvero nulla di nuovo a ciò che già conoscevamo: anche se nella prima parte i due cineasti, sia a livello estetico che di scrittura, seguono le routine (inizialmente giovanili, poi criminali) dei due protagonisti senza dare giudizi o esaltarne la violenza (scelta abbastanza coraggiosa), nella seconda parte cadono in un moralismo un po’ spicciolo e retorico.
Nella sceneggiatura, inoltre, non sembra mai del tutto messo a fuoco il fulcro del film: le prime scene ci presentano quella che dovrebbe essere in fondo la storia di un’amicizia ma man mano che la narrazione va avanti, ci si concentra principalmente sul personaggio di Mirko, lasciando fastidiosamente Manolo (e con lui suo padre) irrisolto e sullo sfondo.
Più che discreto risulta il lavoro di regia, adombrato però dal montaggio e dalla fotografia, rispettivamente in mano a due professionisti come Spoletini e Carnera.


Degne di nota sono le interpretazioni degli attori, non solo dei più conosciuti Luca Zingaretti e Max Tortora (in un inedito ruolo drammatico), ma soprattutto quelle di Milena Mancini, della giovane promessa Andrea Carpenzano e del poco conosciuto Matteo Olivetti, il vero e unico protagonista.
La dialettica tra emergenti e navigati (sia nel comparto tecnico che attoriale) e la co-produzione tra la più piccola e nuova Pepito Produzioni e Rai Cinema, portano a questo risultato ibrido tra un lavoro indipendente e Suburra – la serie: un film innovativo in potenza ma in realtà pronto a correre rischi solo fino a un certo punto per poi ritornare nei soliti schemi, sufficientemente interessante per il panorama italiano anche se stilisticamente imperfetto.
Forse non si sentiva il bisogno di un'altra opera su questo filone, però se ne sentiva senz’altro di autori e attori emergenti, che certamente col tempo ci sapranno dire di più.

VOTO: 6,5/10

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