28 giugno 2018

Unsane - La recensione del film girato con l'iPhone dal premio Oscar Steven Soderbergh

Di Simone Agueci

Sawyer Valentini è una giovane donna che decide di lasciare Boston per la Pennsylvania accettando un lavoro lontano da casa, abbandonando tutto quello che riguarda il suo passato, compreso il suo stalker : David Sryne. Sawyer (l'attrice britannica Claire Foy) cerca di mandare avanti la sua vita in modo normale come tutte le ragazze della sua età, ma il ricordo del suo carnefice è ancora vivido nella sua mente e per questo si reca da uno specialista chiedendo aiuto.
Alla fine della seduta alla protagonista vengono fatte firmare delle scartoffie spacciate per mera burocrazia, in realtà Sawyer firma un ricovero volontario della durata di 24 ore all'interno della clinica psichiatrica di Highland Creek. La protagonista  incredula di quello che sta accadendo decide di chiamare la polizia, ma senza alcun riscontro positivo, conclude che sia meglio rimanere un giorno in quello che sembra solamente un brutto sogno e sperare che passi in fretta. Convivere con persone mentalmente instabili non è facile e come se non bastasse Sawyer si ritrova davanti il suo peggior incubo ovvero il suo persecutore David, fattosi assumere dalla clinica cosi da poter rimanere solo con la sua “amata”.
La nuova pellicola di Steven Soderbergh è un thriller psicologico che entra totalmente nella testa della vittima smontando e creando nuovi dubbi e perplessità quasi nello stesso tempo; per quasi tutta la durata del film (tranne nell'emblematico finale) la domanda è sempre la stessa : Tutto ciò è reale? O accade solamente nella psiche della protagonista? I temi centrali sono l'inadeguatezza, la paura, il senso di soffocamento accentuati soprattutto dall'uso dei colori e dalla fotografia usati in maniera magistrale e sapiente.

Unsane è stato girato interamente con un Iphone 7 nell'arco di una sola settimana, un espediente che non fa altro che enfatizzare il clima di ansia e di claustrofobia creato dal regista creando una sorta di intimità con lo spettatore, trovandosi quasi in prima persona nella storia.
Tuttavia l'uso del cellulare al posto della cinepresa, già sperimentato da Sean Baker in Tangerine, non si dimostra del tutto congeniale, ma crea tutto sommato un prodotto godibile.
La scelta di Claire Foy come protagonista si rivela un punto a favore per la pellicola grazie alla sua interpretazione che ben convoca l'idea della vittima mentalmente instabile e insicura, dall'altra parte però, il resto del cast non convince abbastanza e si dimentica fin troppo velocemente.
Un'opera non stereotipata su un argomento cosi attuale quanto delicato, Unsane non stupisce del tutto, tuttavia riesce a trasmettere quel senso di ambiguità e angoscia che un thriller che si rispetti deve avere.

VOTO: 7/10

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