30.7.18

Da 'Memento' a 'Dunkirk': Le grandi pellicole della carriera di Christopher Nolan

Di Giorgia Colucci

Che cos'è un grande regista? Questa domanda è un tormentone costante per tutti gli appassionati di cinema; soprattutto negli ultimi anni, in cui l'emergere di tante figure di spicco, ha fatto un po' perdere il polso di cosa sia davvero distintivo al di fuori della ristretta cerchia di amanti della celluloide. Ebbene, in questo panorama, Christopher Nolan riesce, tra critiche e lodi, a catalizzare una considerevole fetta di attenzione attenzione sia da parte del pubblico esperto che non.
Bisogna ammetterlo, i film di Nolan fanno parlare di sè, ma questo basta a rendere il cineasta britannico un grande regista? Forse no, come forse non sono sufficienti per definirlo le numerose nomination ad Oscar e Golden Globe, che lo hanno imposto agli occhi della critica, oppure l'impegno a tutto tondo nel cinema come sceneggiatore, regista e produttore.
Che cosa serve allora? Proviamo a scoprirlo ripercorrendo la sua filmografia fino ad oggi. Quale miglior giorno per farlo se non quello nel quale il regista, classe 1970, spegne 48 candeline.

Following (1998)
Vincitore della Tigre d'oro al festival di Rotterdam, Following è il primo esperimento di Nolan nella regia di un lungometraggio. Un primo lavoro notevole, che segna sin da subito i canoni della futura filmografia del cineasta britannico. La vicenda dello scrittore pedinatore è segnata dall'ossessione, dall'inganno e dal tormento interiore, tutti temi che torneranno nelle future trame di Nolan.
La fotografia, nonostante l'attenzione al budget, è squisitamente definita nel suo bianco-nero e i movimenti di macchina mostrano ben poche incertezze nella discreta analisi interiore dei personaggi. In questo film, inizia inoltre a definirsi la cifra stilistica della mancata linearità della trama, destinata a diventare un must in molti lavori del regista.

Memento (2000)
Memento, il monito al ricordo che conferisce il titolo a questa pellicola è sicuramente la cifra fondamentale di questo film, che ha il pregio di coniugare ai ritmi commerciali del thriller un montaggio squisitamente concettuale, degno di una pellicola di nicchia. Nei piccoli quadri da 15 minuti che compongono questa storia al contrario, lo spettatore si divide tra la necessità di seguire l'incalzante trama e la profonda penetrazione nel dramma inconsapevole di Leonard Shelby (Guy Pearce), colpito da una forma di amnesia anterograda. Probabilmente questa dualità, che si avverte anche nella regia, fornisce un fascino tragico a questo film. Nota di merito anche alla fotografia di Wally Pfister, dai contorni vaghi e sfumati, molto simili a quelli dei ricordi del protagonista.

Insomnia (2005)
Terzo film di Nolan, Insomnia pare presentare tutti gli ingredienti stilistici che caratterizzano il lavoro del regista britannico. In questo thriller l'analisi psicologica è estremamente accurata, grazie anche alle interpretazioni complementari e contrapposte di Al Pacino, il detective, e di Robin Williams. Pur mantenendosi nei confini del realismo delle crime story, questo film tocca per certi versi un piano più intenso ed interiore. In questa storia di tormento e vendetta, l'insonnia non segna soltanto la condizione fisica del protagonista, ma condisce empaticamente anche l'atmosfera del film, tanto che la visione assume i contorni di una prostrante corsa contro il tempo.
In Insomnia, la profondissima descrizione della psicologia maschile che caratterizza i film di Nolan, raggiunge un livello notevole. Il controcanto femminile di Hilary Swank, giovane detective, se pur ridotto, è comunque molto efficace per completare la medaglia della legge.

La trilogia di Batman: Batman begins (2005), Il cavaliere oscuro (2008), Il cavaliere oscuro: il ritorno (2012)
Oltre a segnare l'inizio di un prolifico sodalizio con Christian Bale, la trilogia di Batman segna una profonda svolta nel cinema di Nolan e nell'intero genere superomistico. Innanzitutto, pur assumendo per alcuni versi i canoni del thriller, i film incentrati sul Cavaliere Oscuro sono un'importante indizio della versatilità registica di Nolan. Il cineasta britannico riesce infatti ad esulare dallo spettro dei clichè dei supereroi e a disegnare un personaggio cupo, riflessivo, dotato di capacità straordinarie, ma allo stesso tempo estremamente legato alla realtà.
Il Batman di Bale, così come i suoi antagonisti, ha una componente irriducibilmente umana, che gli permette di distinguersi da qualsiasi altro interprete del personaggio. I toni scuri e lividi della fotografia, ben si sposano con la penetrazione introspettiva di Nolan, che riesce a comporre un quadro completo nella sua trilogia delle vicende fumettistiche e di quelle umane.

The Prestige (2006)
Tratto dall'omonimo romanzo di Christopher Priest, The Prestige dipana con un filo intricato e non lineare l'irriducibile rivalità tra due illusionisti, interpretati da Christian Bale e Hugh Jackman. Profondamente radicato nella storia e nel culto americani, questo film di Nolan unisce alla consuetà profondità psicologica, i ritmi intriganti e assuefacenti del mistero. La cinepresa di Nolan coglie in modo perfetto la doppia anima del film, che grazie agli artifici magici, diventa quasi un saggio sullo sdoppiamento della personalità, sino ad un'analisi quasi pirandelliana delle divisioni della natura umana, che continua il percorso già intrapreso con Insomnia. La fotografia cupa di Pfister regala al film atmosfere quasi da noir, contraddette però dalla narrazione ritmata e suadente di un buonissimo thriller fantascientifico.

Inception (2010)
Inception è forse il lavoro più noto di Christopeher Nolan, di certo il più discusso. Il maggior rimprovero mosso dalla critica è quello di strizzare troppo l'occhio ad un certo Lynch, senza che la pellicola abbia però una solidità tale da reggere il confronto. Tuttavia, seppure alcune tematiche non siano distanti dal cinema del grande regista americano, Nolan ha il merito di sviluppare uno stile tutto suo. I canoni psicologici-fantascientifici non allontanano il cineasta britannico dallo stile profondo e ricercato trovato nelle pellicole precedenti. La trama anche questa volta, se pur condita da numerosi controcanti femminili, si concentra sulla personalissima vicenda di Dominic Cobb (Leonardo Di Caprio), tanto che nonostante le complicate vicende, alla fine a stagliarsi con maggiore chiarezza su tutta la trama è il suo dramma. Nolan riesce a gestire con ritmo chiaro e movimenti di macchina incredibilmente lucidi sia l'intrico di piani temporali e realtà contrapposte, sia la sferzante analisi caratteriale dei personaggi. Sembra quasi che nella regia, il cineasta britannico possa riprodurre la confusa nitidezza che regna nei pensieri di Leonard. In entrambi i casi i contorni netti e realistici della resa finale, riescono a far dimenticare qualche disseminata incertezza.

Interstellar (2014)
Interstellar fornisce una nuova prova della fertilità registica di Nolan. Si tratta di fantascienza apocalittica nel senso più puro del termine. Sebbene il film si intersechi in modo talvolta un po' incerto con alcuni concetti della fisica, il dramma del film appare coinvolgente e godibile. Lo stile si mantiene nel tracciato classico dei grandi antecedenti del genere, tuttavia all'attrattiva di eroici concetti, per esempio la salvezza dell'umanità, si sostituisce l'egoistico amore di un padre (Matthew McConaughey), il cui unico intento è salvare la propria famiglia.
Interstellar appare così un ritratto autentico, nello stile di Nolan, di una natura umana mossa da piccoli amori, delusioni, speranze e talvolta anche dall'inganno. Il piano umano si mischia però con quello spettacolare, già sperimentato in Inception, permettendo alla regia di misurarsi con soluzioni costose, ma abbastanza originali per rendere il mistero dell'universo.

Dunkirk (2017)
Dunkirk è per il momento l'ultimo film di Nolan è pertanto, nonostante segni un radicale cambiamento di tematica, potrebbe fungere da emblema del suo stile. In primo luogo segna il trionfo di quel cinema tutto al maschile che ha costellato fino ad ora la filmografia del cineasta britannico: il controcanto femminile è infatti pressoché assente nella miriade di piccoli universi che costituiscono l'esercito della Gran Bretagna. Gli spettacolari espedienti registici non soverchiano la singola analisi psicologica, composta da numerosi particolari e primi piani, proprio come la guerra non prevale sulle singole umanità dei soldati. 
In conclusione, si potrebbe definire Dunkirk come un film crudo, senza essere crudo, come una pellicola spettacolare, che tuttavia lascia la celebrazione soltanto ai margini, nel finale; insomma, si tratta di un esperimento che alterna i canoni del war movie, li adotta e li abbandona in un gioco emozionante e continuo. Guardando la filmografia di Nolan, questa danza appare decisiva nel suo cinema. Dunque, forse più dei tratti precedentemente descritti, è proprio questa capacità, che emerge in modo estremamente distinguibile nel suo ultimo film, che potrebbe essere decisiva per inscrivere il nome di Christopher Nolan nell'Olimpo dei grandi registi.