28 agosto 2018

Mary Shelley - Un amore immortale - La recensione del biopic con Elle Fanning

Di Anna Martignoni

Mary Wollstonecraft Godwin è una giovane donna con la passione per il gotico e le storie di fantasmi. Cresciuta con l'amorevole padre editore, la matrigna e due fratelli, scappa ogni volta che può nel vicino cimitero e, accanto alla tomba della madre, scrive tutti i suoi pensieri sulle pagine di un diario. Ben presto la sua tranquilla esistenza viene sconvolta dall'incontro con Percy Shelley, giovane irrequieto dal passato incerto che farà di lei Mary Shelley, diciottenne autrice di uno dei più grandi romanzi gotici di sempre "Frankenstein, o il moderno Prometeo".
Dopo La bicicletta verde (2012), la regista saudita Haifaa Al Mansour torna dietro la macchina da presa con Mary Shelley - Un amore immortale, dove racconta il capitolo più saliente della vita della giovane autrice. Nata e cresciuta in un ambiente a lei avverso data la pesante presenza della matrigna (Joanne Froggatt), la giovane Mary (Elle Fanning) si rifugia molto spesso tra le pagine dei libri della madre, Mary Wollstoecraft, i cui scritti di filosofia mettono in evidenza un forte senso di quello che oggi chiameremmo femminismo; ogni giorno Mary si reca a far visita alla tomba della madre per cercare conforto, pace e anche la giusta ispirazione per poter scrivere il suo personale romanzo. Ma invece di lodare i suoi sforzi, il padre William (Stephen Dillane) -dietro ricatto della arcigna moglie- spedisce la giovane in Scozia da alcuni parenti. Sembrerebbe questa un'autentica spedizione punitiva, se non fosse che proprio qui Mary incontrerà l'uomo della sua vita: Percy Shelley (Douglas Booth), giovane poeta tormentato che dà alle sue poesie un'impronta rivoluzionaria. I due si innamorano e a soli diciotto anni Mary, insieme alla sorellastra Claire (Bel Powley), scappa dall'asfissiante ambiente casalingo per seguire la sua strada e, ovviamente, l'amore. Ben presto l'anarchico Shelley si rivela tutt'altro che perfetto, tra una condotta ai limiti della moralità e un pesante segreto del passato. Non solo, ma il giovane dimostra una vera e propria fissazione nei confronti di Lord Byron (Tom Sturridge): sarà proprio quest'ultimo, dopo l'invito rivolto ai tre nella sua villa di Ginevra e in seguito ad una scommessa, a rendere possibile per Mary Shelley la stesura di Frankenstein.


Mary Shelley - Un amore immortale rivela una certa ambiguità a partire dal titolo stesso: l'unica immortalità di cui le sceneggiatrici (Haifaa Al Mansour e Emma Jensen) sembrano preoccuparsi è quella che Mary prova nei confronti di suo marito Percy; di rado infatti si percepisce l'amore autentico che la giovane nutre per la scrittura e soprattutto per la sua creatura. Gli unici momenti in cui ciò accade è quando sullo schermo compare John Polidori (Ben Hardy), scrittore talentuoso ma succube di Lord Byron. Nonostante tutto il film sia pervaso dalla lodevole volontà di Mary di rimanere sempre coerente con i suoi principi e di non lasciarsi travolgere dalla stravaganza del marito, ciò che lo spettatore si ricorderà -soprattutto nella seconda parte del film- è la componente romanzesca, che disorienta il pubblico e distoglie l'attenzione da quello che avrebbe dovuto essere il vero intento della pellicola, raccontare la nascita del romanzo. Non basta lo spirito combattivo e femminista della Shelley (discretamente interpretata dalla Fanning) a farci dimenticare la superficialità del film, che rimane troppo ancorato alla componente drammatica e rinnega il lato ribelle tanto ostentato dai protagonisti.

Mary Shelley - Un amore immortale verrà distribuito nelle sale italiane a partire dal prossimo 29 agosto tramite la Notorious Pictures.

Voto: 5,5/10

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