31 agosto 2018

Venezia 75: A Star Is Born - La recensione dell'esordio alla regia di Bradley Cooper con Lady Gaga

Di Daniele Ambrosini

"12 note tra un'ottava e l'altra e la storia si ripete all'infinito", questa battuta, pronunciata sul finale del film per spiegare il rapporto del protagonista con la sua musica, esprime perfettamente il senso del film diretto da Bradley Cooper. Perché in fondo questo è la musica: una combinazione di note tra le tante, infinite possibilità offerte dagli apparentemente limitanti strumenti di partenza. E proprio questa è la filosofia alla base di questo terzo remake di È nata una stella, classico del 1937 diretto da William A. Wellman; Cooper, infatti, attinge ai film precedenti nella misura in cui questi fungono da base per la sua personale composizione, una rielaborazione moderna e del tutto inedita.

Stupisce la sicurezza e la maturità con cui Cooper dirige questa sua prima opera dietro la macchina da presa, tanto che non si faticherebbe affatto a pensarla come figlia di un'autore ben più navigato. Non solo Cooper gestisce situazioni insolitamente complesse per un esordiente, ma dimostra di avere anche un discreto gusto per l'immagine - non c'è una singola inquadratura fuori posto, e non si può dire che di rischi non ne corra nel corso della pellicola. Una certa propensione per le scelte audaci, sia a livello visivo che tecnico, è ciò che rende davvero interessante l'esordio alla regia di Bradley Cooper che, affiancato dal veterano direttore della fotografia Matthew Libatique ci regala un film visivamente molto bello. 

Oltre ad essere regista il quattro volte candidato all'Oscar è anche protagonista di È nata una stella nei panni del navigato cantautore indie rock Jackson Maine, un uomo ormai stanco che affoga i suoi dispiaceri (nonché il costante fischio all'orecchio provocato dall'acufene) nell'alcol giorno dopo giorno. Una sera, alla ricerca di un locale, Jackson finisce in un bar dove assiste ad uno spettacolo di drag queen, e qui, sente per la prima volta la voce di Ally, una promettente aspirante cantante che lo conquista dal primo momento grazie alla sua interpretazione del classico "La vie en rose" di Edith Piaf. Questo primo, fortuito incontro è l'inizio di una trascinante ed estenuante storia d'amore che cambierà per sempre le loro vite.


Ad interpretare Ally c'è un'altra esordiente, la pop star internazionale Lady Gaga, al suo primo ruolo da protagonista per il grande schermo, e bisogna ammettere che la sua performance era la più grande incognita di questo film. Jackson Maine nel film afferma che la differenza tra l'essere uno dei tanti ed essere un buon musicista è avere qualcosa da dire, e questo vale nella musica quanto nel cinema; Cooper avrebbe potuto prendere qualunque cantante o attrice con spiccate doti canore per il ruolo di Ally, ma alla fine ha scelto Gaga perché sapeva che aveva qualcosa da dire, che poteva contribuire in modo significativo al suo personaggio. Interpretando Ally, Gaga riprende molti dei temi a lei cari fin dagli albori della sua carriera - il suo rapporto conflittuale con la fama e la necessità di scendere a compromessi con essa, per esempio, sono elementi presenti nei suoi lavori dai tempi dell'album "The Fame". E soprattutto Lady Gaga porta al film le sue esperienze nel campo musicale, dalla sua canzone del cuore - "La vie en rose" - ai nuovi brani realizzati appositamente per la pellicola. C'è così tanto di lei in questo personaggio che la sua prova d'attrice non poteva che essere fortemente sentita e per questo anche decisamente riuscita. Certo, buona parte del merito è di Bradley Cooper, che ha a cuore il progetto più di tutti e ci si è speso anima e corpo, e si vede: la sua performance negli inediti panni di cantante è ottima, probabilmente la migliore della sua carriera. È grazie  all'evidente chimica tra i due, che Lady Gaga può fare del suo meglio, ed è proprio questa chimica a sorreggere l'intero film. Cooper sostiene Gaga e viceversa, lui scrivendole un personaggio perfetto per la sua personalità e lei realizzando una colonna sonora (registrata rigorosamente dal vivo) strepitosa. 

È nata una stella non è un film breve, perciò stupisce a visione ultimata quanto poco sia effettivamente lo spazio dedicato alla musica, che dovrebbe essere protagonista latente del film, ma che su schermo è piuttosto limitata. Solo un paio di versi a canzone per lo più. Peccato, perché il lavoro fatto dal variegato gruppo di autori pop, folk, country e rock sulla colonna sonora è molto buono e quelle poche scene che prevedono pezzi musicali eseguiti per intero sono davvero convincenti. Ma in fin dei conti il vero cuore di È nata una stella non è la musica, ma la storia d'amore tra Jackson e Ally, una complicata, sfiancante, totalizzante, e per questo molto bella, storia d'amore. Certo la sceneggiatura scritta a sei mani da Cooper, Eric Roth e Will Fetters tende ad enfatizzare un po' troppo certi aspetti del racconto, esagerando qui e lì con la componente emotiva, e finisce per incorrere in qualche evidente caduta di stile; ma, anche se qualche accorgimento in più in fase di scrittura avrebbe giovato al risultato finale, il film resta un'esperienza godibilissima, visivamente coinvolgente e musicalmente trascinante. Il successo è assicurato.

VOTO: 8/10

 
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