1 settembre 2018

Venezia 75: Close Enemies - La recensione del film con Matthias Schoenaerts

Di Daniele Ambrosini

Manuel e Driss un tempo erano come fratelli, ma nel corso delle loro vite hanno intrapreso strade completamente diverse: il primo lavora per un noto spacciatore, mentre il secondo è un poliziotto della narcotici. Un colpo andato a finire male mette a rischio la vita di Manuel ed una importante operazione gestita da Driss, i due si troveranno così a dover collaborare, all'insaputa dei rispettivi capi, per risolvere una situazione molto delicata. Manuel e Driss sono due uomini dal carattere forte, con priorità divergenti e percezioni completamente diverse delle proprie azioni, che, inseriti in un vortice di violenza e criminalità, dovranno anche fronteggiare una nuova consapevolezza del proprio passato.

La pellicola diretta da David Oelhoffen è tutta incentrata sul conflitto di interessi di questi due personaggi caratterizzati da un senso morale molto personale che, in numerose occasioni, prevarica le regole dell'ambiente all'interno del quale sono inseriti. A muovere il tutto è la ricerca dell'assassino di una conoscenza comune, implicata sia nel traffico di droga che in un'operazione sotto copertura. È proprio il contrasto degli interessi personali e degli obiettivi dei due personaggi a rendere Frères ennemis un film interessante; infatti la presenza di due personaggi tanto ben delineati porta grande freschezza ad un film il cui intreccio è poco originale.

Frères ennemis è un film che non ha paura di rifarsi a strutture ed elementi tipici del thriller poliziesco e questo finisce per penalizzarlo molto. Non siamo sicuramente di fronte ad un film scritto male, ma è comunque innegabile che Frères ennemis manchi del coraggio di sperimentare soluzioni alternative e di proporre idee originali. Si punta costantemente sul sicuro. E questo si ripercuote anche sulla regia di Oelhoeffer, che mette in campo un repertorio stilistico ormai comune a molto cinema francese, soprattutto di genere (la predominanza di riprese con macchine a mano ne è un esempio). Il risultato finale è un film godibile, ma molto convenzionale nella narrazione, nella messa in scena e nella recitazione - sopra le righe e molto fisica - che viene salvato da una caratterizzazione dei protagonisti così buona da permettere qualche interessante guizzo ad una sceneggiatura altrimenti irrimediabilmente piatta. Matthias Schoenaerts e Reda Kateb fanno del loro meglio nell'interpretare Manuel e Driss, ma non riescono mai a brillare.

VOTO: 6/10

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