21.10.18

Roma 2018: Beautiful Boy - La recensione del film con Timothée Chalamet e Steve Carell

Di Massimo Vozza

Il Roma Film Fest prosegue con la commovente anteprima di Beautiful Boy, film diretto dal belga Felix Van Groeningen (The Broken Circle Breakdown) con la notevole coppia di attori composta da Steve Carell e Timothée Chalamet nel ruolo di padre e figlio. A 18 anni, Nic Sheff è un bravo studente pronto per entrare al college ma, dopo aver provato la metanfetamina, passa a una totale indipendenza che gli distrugge la vita.
La famiglia separata e in particolar modo suo padre David si ritrovano così a dover affrontare un difficile calvario nel tentativo di aiutare il ragazzo a uscirne, con coraggio, affetto e sacrificio.

L’opera è basata due romanzi biografici scritti rispettivamente dai reali David Sheff (Beautiful Boy: A Father's Journey Through His Son's Addiction) e suo figlio Nic (Tweak: Growing Up on Methamphetamines); la sceneggiatura tratta, sviluppata a quattro mani dal regista e da Luke Davies (Lion), fonde la diversa prospettiva della medesima storia in un unico testo, seppur a prevalere sia soprattutto quella del padre, la quale risulta più interessante anche perché maggiormente inedita rispetto ad altri film che trattano il tema della dipendenza, la quale forse poteva essere calcata ancora di più. Beautiful Boy però, al di là di questo, è in primis il racconto di un rapporto tra genitore e figlio che si sviluppa in un ampio arco di anni (dall’infanzia alla fine dell’adolescenza) non narrato in ordine cronologico ma attraverso dei flashback che si inseriscono nel presente del film grazie a un sapiente montaggio, tra raccordi di movimento, di luogo e l’accostamento di momenti speculari.


L’empatia che si crea con entrambi i personaggi è soprattutto il risultato dell’interpretazione di Carell e Chalamet che ben si calano nella parte, mostrando una buona alchimia nelle scene insieme e restituendo quel senso di smarrimento, dettato per uno dall’incomprensione delle azioni del figlio e per l’altro dall’abuso sostanze stupefacenti e fragilità emotiva, in quelle solitarie; anche le due figure materne del ragazzo (la madre e la nuova moglie del padre) interpretate da Amy Ryan e Maura Tierney sono degne di nota, insieme all’azzeccato lavoro di casting per trovare gli attori per Nic in altre fasi della sua vita.

Come già nel titolo candidato agli Oscar per il miglior film straniero, importante è la soundtrack alla quale è dato ampio spazio seppur comprenda tracce non originale. Nonostante l‘abuso e il ricovero non vengano affrontati in maniera viscerale, Beautiful Boy regala una visione dell’argomento che ci riempie e svuota al tempo stesso, dove a prevalere è il sentimento e l’umanità.

VOTO: 7.5/10