8.1.21

Pieces of a Woman - La recensione del film vincitore della Coppa Volpi per Vanessa Kirby


Di Giuseppe Fadda

Sono poche e brevissime le sequenze che introducono allo spettatore i personaggi centrali di Pieces of a Woman: Martha (Vanessa Kirby) e Sean (Shia LaBoeuf) sono una giovane coppia che si appresta ad accogliere la nascita della loro prima figlia. Brevi, fugaci scambi di dialogo ci permettono di avvertire alcuni elementi di tensione, come il malcelato disprezzo che la famiglia benestante e snob della donna nutre nei confronti del compagno di lei, un operaio, ma anche l'affetto tenero e consolidato tra i due. Lo spettatore sa pochissimo di Martha e Sean e della loro storia, eppure non dubita neanche un secondo della loro reciproca fiducia e complicità. Proprio quando lo spettatore ha inquadrato i personaggi principali e le relazioni che li legano, il regista Kornél Mundruczó lo getta nel mezzo dell'azione: dal momento in cui si rompono le acque di Martha, che ha preso la decisione di partorire in casa anziché in ospedale, inizia un lunghissimo piano sequenza, della durata di circa mezz'ora, nel quale assistiamo al complicato travaglio della donna, in cui un'imprevisto si sussegue dopo l'altro. La scelta del regista di realizzare un unico piano sequenza non è uno sfoggio vuoto e ingiustificato di virtuosismo, ma un'espediente funzionale al racconto stesso. Innanzitutto, perché la sensazione di star assistendo agli avvenimenti in tempo reale acuisce nello spettatore sia il senso di angoscia, sempre più invadente, sia il senso di star assistendo a qualcosa di realmente intimo e privato, di star compiendo una vera e propria incursione in un momento estremamente delicato della vita di due persone. E poi, perché la mancanza di stacchi di montaggio costringe gli attori ad uno sforzo recitativo impressionante, che aggiunge realismo e persino brutalità all'intera sequenza: LaBoeuf è perfetto nel ruolo del padre apprensivo che si sente in dovere di aiutare ma che è più spesso impotente di fronte a una situazione che sfugge sempre di più al suo controllo; Molly Parker è straziante nei panni dell'ostetrica, catapultata in una tragedia di cui è forse colpevole, forse no; e la Kirby, giustamente premiata con la Coppa Volpi al Festival di Venezia, offre quella che potrebbe essere la rappresentazione più credibile e realistica di un parto in tutta la storia del cinema. 

Descrivere l'impatto della prima mezz'ora di Pieces of a Woman è pressoché impossibile: basti dire che si tratta di un vero e proprio capolavoro di regia e recitazione, una sequenza costruita con precisione ineccepibile ma che si snoda davanti ai nostri occhi con una naturalezza e un realismo che fanno genuinamente accapponare la pelle, come se fosse un incubo a occhi aperti. Il resto del film fatica a raggiungere le vette dell'opening act: la sceneggiatura di Kata Weber (moglie del regista, con cui ha realmente condiviso un'esperienza simile a quella della coppia del film) è estremamente sottile, intelligente e originale nei momenti più calmi e introspettivi, mentre nelle scene madri il dialogo troppo spesso scade nell'artificioso, rompendo quell'illusione di realismo altrimenti tenuta in piedi perfettamente dalla regia e dalla recitazione. Il difetto maggiore nel film sta proprio in una sceneggiatura che non ha sempre il senso della misura e finisce in certi momenti per calcare troppo la mano o sul melodramma o sul simbolismo (come quello del ponte in via di costruzione o quella della mela, metafore tanto efficaci quanto poco discrete).


Il più grande merito del film (e ciò che, in ultima analisi, lo rende così indelebile) è il suo rifiuto di imporre ai suoi personaggi dei percorsi prestabiliti, individuabili e rintracciabili o delle evoluzioni complete e lineari. Come indica lo stesso titolo, il film ci offre dei frammenti, dei singoli momenti della vita di una coppia che ha visto il momento più importante della loro relazione trasformarsi nel giorno peggiore della loro vita. La narrazione è faticosa, a volte impegnativa, perché lo scopo di Mundruczó non è arrivare da un punto A ad un punto B, né raccontare una storia, ma mostrare gli effetti che una simile tragedia può avere su una coppia. In quest'ottica, i tempi morti e la natura altalenante del ritmo del film sono perfettamente comprensibili e giustificabili. 

In un film come Pieces of a Woman, la recitazione è uno degli aspetti fondamentali e questo Mundruczó sembra capirlo perfettamente. Più volte nel corso del film ricorre a inquadrature lunghissime (non è facile individuare sempre quando si tratti di un long take o di un piano sequenza) volte proprio a lasciare spazio agli attori, a permettere loro di costruire la scena nel suo farsi - e fortunatamente l'intero cast, nessuno escluso, è all'altezza. Il risultato è così convincente che spesso la tentazione è quella di distogliere lo sguardo dallo schermo: l'abilità registica di Mundruczó e il realismo degli attori mettono a nudo quella componente di voyeurismo che è sempre parte integrante, ma tacita, dello spettacolo cinematografico. E quindi lo spettatore si trova di frequente in una posizione di disagio, come se stesse spiando dalla finestra un litigio dei vicini di casa. La penosa scena in cui Martha e Sean tentano di riaccendere la passione per la prima volta dopo la tragedia è un esempio lampante di questo discorso.  

LaBeouf regala quella che è forse la sua miglior interpretazione, mostrando come il sincero amore di Sean per la moglie lascia gradualmente il posto al risentimento e all'auto-distruzione, nel momento in cui il divario tra i due si rivela sempre più incolmabile. Ellen Burstyn è memorabile nel piccolo ma incisivo ruolo della madre di Martha: tanto si è scritto sul suo monologo, ma in realtà la bellezza della sua performance sta negli sguardi e nei piccoli gesti, taglienti o affettuosi che siano. La scena in cui sembra voler dare conforto a Sean, salvo poi offrirgli soldi per andarsene e non tornare mai più, è recitata impeccabilmente dalla veterana premio Oscar. Ma, ovviamente, il film appartiene ad una persona e quella persona è Vanessa Kirby: lo sconvolgente realismo della sequenza del parto basterebbe da solo a giustificare qualsiasi premio. Ma è la sua performance nel resto del film che rende Pieces of a Woman un film così potente a livello emotivo: la Kirby si muove con destrezza attraverso tutte le emozioni contrastanti del personaggio, tra apatia, rabbia, vergogna e risentimento. Anche quando il suo volto si chiude in una maschera glaciale e impenetrabile, il suo sguardo comunica tutto il peso del dolore e della perdita. Un'altra attrice avrebbe sfruttato le scene in tribunale verso la fine per dare sfoggio di virtuosismo, la Kirby no: relativamente composta e riservata anche mentre la voce si rompe e le lacrime scorrono, con quel sorriso commosso l'attrice ci mostra il vero punto di svolta nel percorso di Martha, il momento in cui la rabbia può fare spazio al perdono e il dolore può fare spazio alla speranza. Di fronte a un'interpretazione di questo livello, la Coppa Volpi è quasi poco.

Voto: 8/10  

Pieces of a Woman è disponibile su Netflix a partire da giovedì 07 gennaio 2021.