27.2.21

The United States vs. Billie Holiday - La recensione del biopic di Lee Daniels candidato a 2 Golden Globe

Di Simone Fabriziani

Debutta su Hulu, servizio di streaming tra i più popolari negli Usa, a partire da venerdì 26 febbraio l'atteso biopic The United States vs. Billie Holiday, diretto dal regista candidato all'Oscar Lee Daniels (Precious, The Butler) e tratto dal libro "Chasing the Scream" di Johann Hari. Al suo debutto come protagonista assoluta davanti la macchina da presa, la musicista e cantante Andra Day, nei panni della leggenda del blues Billie Holiday.

Perché vedere The United States vs. Billie Holiday

Perché Lee Daniels riesce ancora una volta a raccontare accadimenti del passato custodendo gelosamente il suo linguaggio cinematografico dietro la macchina da presa (lo aveva fatto anche nell'altro suo film ispirato ad una storia vera, The Butler), e perché la cantante Andra Day, qui al suo debutto assoluto come interprete cinematografica, è folgorante. Nonostante i cliché narrativi proprio del film biografico, The United States vs. Billie Holiday affonda i suoi denti feroci negli ultimi anni di carriera dalla Lady del Blues americano, tra tossicodipendenza e fuga dall'FBI, con piglio nervoso e moderno, senza disdegnare raccordi di montaggio audaci e filmati dell'epoca. Il nuovo lungometraggio di Daniels è da vedere perché, nonostante la sua convenzionalità, regala almeno una sequenza d'antologia, quella in cui la Billie Holiday dell'attrice Usa interpreta la celebre canzone "Strange Fruit".


Perché non vedere The United States vs. Billie Holiday

Perché nonostante il guizzo feroce di Andra Day che riporta in vita con vigore, passione e dignità il genio sregolato di Billie Holiday, il film non sembra prendere alcuna direzione: a tratti episodico e approssimativo, riesce a frustrare anche lo spettatore meno smaliziato ed esigente. (De)merito anche della scrittura di Suzan-Lori Parks, che adatta il libro di Johann Hari  trasformandolo in un lungometraggio curioso ed anomalo nel suo voler rifuggire a tutti i costi la struttura "da A a B" del biopic tradizionale. Ma a sfuggire a Daniels e a Parks è invece il cuore pulsante della dicotomia della Holiday, le sue motivazioni, il suo passato, le sue sfaccettature, il suo fascino perverso e controverso. Un'icona del grido afro-americano contro le disuguaglianze razziali in un'America post-Seconda Guerra Mondiale ancora allo sbando che però non trova giustizia sul grande schermo. Forse allora meglio recuperare La signora del blues del 1972, dove la cantante americana ha il volto della splendida Diana Ross in un biopic diretto da Sidney J. Furie convenzionale ma per certi versi indimenticabile.

VOTO: 6/10