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18.10.17

Lost in Translation: Christine di Antonio Campos

Di Pietro Lafiandra

Il corpo di Christine, una reporter ventinovenne della piccola stazione televisiva WXLT-TV di Saratoga (California), si imprime sulla celluloide, si moltiplica sui tubi catodici nello studio dell’emittente, si sdoppia sugli specchi di casa. Il suo ventre viene fotografato, filtrato, penetrato da un ecografo che rileva al suo interno una ciste ovarica e che predice la futura impossibilità della donna di diventare madre. 

3.9.17

Lost in Translation: High-Rise di Ben Wheatley

Di Michelangelo Bedetti

La notte del 14 giugno 2017 brucia la Grenfell Tower di Londra. 87 i morti e 70 i feriti. Non è un attacco terroristico, ma il risultato di una grande negligenza e forse di qualche speculazione. Il cancelliere ombra socialista John McDonnell arriva a definirlo un ‘omicidio sociale’, gli aguzzini da lui accusati: funzionari di distretto, conservatori, poco interessati alle sorti dei cittadini più poveri, che tanto non voterebbero comunque per loro.

29.7.17

Lost in Translation: Raw di Julia Ducournau

Di Pietro Lafiandra

Non è un caso. È il 2016 e le trame del cinema europeo e statunitense convergono sul corpo, o meglio, sui corpi. In Danimarca, negli USA, in Francia. I corpi glamour di The Neon Demon. I corpi ipertrofici di Animali Notturni. I corpi fanciulleschi di Raw. E il cannibalismo come leitmotiv. Un cannibalismo arrivista e frustrato e moralista di donne insicure che divorano gli oggetti del loro dolore erotico.

29.12.16

Lost in Translation: Dogtooth di Yorgos Lanthimos

Di Gabriele La Spina

Vincitore del premio della sezione Un Certain Regard e l'Award of the Youth del Festival di Cannes 2009, Kynodontas, distribuito per il mercato internazionale con il titolo Dogtooth (che in italiano significherebbe "canino"), è uno dei film più controversi del regista greco Yorgos Lanthimos, con il quale ha conquistato la sua prima e unica nomination all'Oscar per il miglior film straniero. Ancor prima del suo debutto in lingua inglese, The Lobster, che lo ha consacrato come regista di fama mondiale.

28.12.16

Da oggi nelle sale 'ALPS', l'inedito capolavoro del regista di 'THE LOBSTER'

Di Gabriele La Spina

Vincitore del Premio Osella per la Miglior Sceneggiatura al Festival di Venezia 2011, arriva oggi in un numero limitato di sale il controverso capolavoro di Yorgos Lanthimos, regista greco che ha raggiunto la fama mondiale grazie al magnifico The Lobster. Una pellicola che respira pienamente la poetica del regista e si posiziona perfettamente nella sua opera satirica quanto cinica, in continua interrogazione sul futuro dell'umanità.

23.12.16

CULT: Freaks (1932) di Tod Browning

Di Gabriele La Spina

Tornato nei cinema italiani a partire dallo scorso mese grazie alla rassegna "Il cinema ritrovato" della Cineteca di Bologna nella sua versione restaurata e priva di tagli, il capolavoro di Tod Browning rientra nella cerchia di quei film marchiati come "maledetti", per il loro travagliato percorso di diffusione che erroneamente potrebbe essere direttamente collegato all'entità della pellicola. Al contrario Freaks è un film di puro genuino verismo, caduto vittima del bigottismo occidentale.

6.5.16

Lost in Translation: Musarañas di Juanfer Andrés

Di Gabriele La Spina

Non c'è da stupirsi di quante volte il Cinema Indie americano fatichi ad arrivare oltre oceano, senza la presenza di grandi nomi nel cast, spesse volte unico motore pubblicitario della pellicola. Figurarsi quindi se si parla di pellicole spagnole indipendenti con un appeal ancora minore di quelle americane. Se a ciò aggiungiamo che la pellicola in questione è un thriller gotico vecchia scuola, allora non vi è alcuno stupore nel leggerla nella rubrica dei lost in translation. Eppure Musarañas merita la vostra attenzione.

26.4.16

Lost in Translation: Queen of the Desert di Werner Herzog

Di Gabriele La Spina

Fu lo scorso anno quando Queen of the Desert, attesa nuova pellicola di Werner Herzog, iconico regista tedesco di Aguirre furore di Dio (1972), Fitzcarraldo (1982), debuttò al Festival di Berlino dividendo nettamente la critica, con l'ago della bilancia più propenso verso il giudizio negativo, elargito soprattutto da chi aveva grandi aspettative sul film, e sul ritorno di Herzog al Cinema di finzione, dopo diversi documentari, genere che ad oggi gli ha permesso di ottenere la sua unica candidatura all'Oscar nel 2007 per Encounters at the End of the World.