Ann Lee

Il testamento di Ann Lee, la recensione

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Presentato alla 82° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia dove ha ricevuto reazioni ed opinioni contrastanti, arriva finalmente nelle sale italiane Il testamento di Ann Lee, terza opera cinematografica dietro la macchina da presa per la norvegese Mona Fastvold.

Il film è un ritratto intenso e sfaccettato di una delle figure religiose più significative dell’America pre-rivoluzionaria. La protagonista è Ann Lee, fondatrice del movimento degli Shakers, interpretata da Amanda Seyfried, affiancata da un cast corale che include Christopher Abbott, Tim Blake Nelson e Lewis Pullman. Il testamento di Ann Lee esplora la biografia complessa e drammatica di Ann Lee, concentrandosi sulle esperienze che ne hanno influenzato la visione spirituale e l’impegno pubblico. Cresciuta in una famiglia numerosa nella quale la promiscuità forzata tra genitori era parte della quotidianità domestica, Ann affronta in età adulta un matrimonio imposto con Abraham (Christopher Abbott) e la perdita di quattro figli in tenera età.

Amanda Seyfried in una scena del film – fonte: Searchlight Pictures

Queste esperienze plasmano la sua visione radicale del corpo e della sessualità, conducendola a sostenere la castità come fondamento etico e spirituale. Le sue idee, inizialmente marginali, vengono adottate da una crescente comunità di seguaci che danno vita a pratiche di culto collettivo, frenetiche e cariche di tensione emotiva, rappresentate nel film attraverso sequenze coreografiche e musicali che assumono il ruolo di rituali sostitutivi dell’esperienza sessuale. Da una sceneggiatura originale curata dalla stessa Fastvold e dal suo partner artistico e di vita Brady Corbet, Il testamento di Ann Lee è un’ esperienza cinematografica piuttosto peculiare.

Amanda Seyfried in un momento del film – fonte: Searchlight Pictures

Film biografico atipico, musical per grande schermo che al contempo ne rifugge elementi fondativi e stilemi classici, Il testamento di Ann Lee è per ragioni già intrinseche alla stessa opera un lungometraggio polarizzante e divisivo. Mona Fastvold arricchisce la sua visione inedita della figura femminile degli Shakers con complesse sequenze musicali in cui la voce dei personaggi, i movimenti ritualizzati e le coreografie ante-litteram la fanno da padrone; in tale contesto, la controversa figura della protagonista interpretata da una portentosa Amanda Seyfried si fà carico delle diverse suggestioni (religiose, erotiche, socio-politiche) del film con magnetismo e consapevole ambivalenza contenutistica.

Una scena tratta da Il testamento di Ann Lee – fonte: Searchlight Pictures

In definitiva, Il testamento di Ann Lee (che segna la terza esperienza dietro la macchina da presa per la Fastvold dopo The Sleepwalker e Il mondo che verrà) si presenta al pubblico di spettatori cinematografici come un oggetto filmico mai uguale e sempre diverso dai sui confratelli di ieri e di oggi, attestandosi come riflessione originale scevra da schemi narrativi precostituiti sul potere della religione e le credenze, sulla figura della donna nel passato, e sul valore della sessualità nei rapporti umani cavalcandone le epoche storiche.

Il testamento di Ann Lee ariva nelle nostre sale a partire da giovedì 12 marzo con Searchlight Pictures.

VOTO: 3,5/5


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